In memoria di Fulvio, fondatore del sito.
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Riporto per estratto ciò che ho inserito su www.ucare.it ed inerente ad un argomento sempre più aattuale e sentito tra i "pigiami" che hanno sempre più difficoltà ad imparare il mestiere di .... "pazienti", cioè COME NASCE LA FIDUCIA tra paziente e medico (oncologo).
Bella domanda: come nasce la fiducia? Ovviamente tra medico e paziente, tanto più quanto il banco di prova è il CANCRO ! Chi c’è passato forse non ricorda il susseguirsi delle sensazioni provate in quel “primo” irripetibile momento: troppe sono le “brutte” sensazioni provate e la confusione che s’appropria del cervello e non consente, se non dopo un grande sforzo e tanta forza di volontà, di fare mente locale e cercare di mettere un po’ d’ordine nei propri…pensieri.
Certo, la prima mossa tocca al medico il quale non sempre dispone, o vuole disporre, di qualcosa in più della sola diagnosi e quindi spara ad alzo zero senza nessuna tentativo di “mitigare”, se non addirittura “dosare” a misura del “beneficiato”, la buona novella!
Nella migliore delle ipotesi - salvo eccezioni per fortuna sempre più diffuse tra i medici sia per propria convinzione e carattere che per avere sperimentato direttamente l’importanza della prima
comunicazione - è, come la definisco io, una “tranvata in faccia” di quelle che per riprendersi ce ne vuole. Comunque, un ruolo importante anche se non decisivo, e qui concordo con Germano, è la simpatia che alcuni uomini-medici sanno ispirare (senza giungere all’innamoramento!), ma certamente la semplicità del dire,accompagnato da uno sguardo partecipe ma non compassionevole e da un gesto di solidale umana comprensione, giocano un ruolo importante, forse più della professionale competenza che, al momento e salvo verifiche previe, non vengono quasi mai fatte perché nessuno prevede,o vuole prevedere, il peggio. Ciò si scopre poi se il rapporto continua e si svolge su tutto l’arco delle terapie e dei controlli che a volte, e ce l’auguriamo tutti, durano tanto q.b. e cioè senza scadenze a breve o previsioni di limitata sopravvivenza.
Io vivo e mi curo a Roma, e qui ho conosciuto sia i primi (…lei ha un adenocarcinoma al colon…,…beh, è al IV stadio….,) che i secondi ( uno psicologo-psichiatra ed un oncologo col quale ci sono rimasto ed ancora oggi me lo “curo amorosamente”!) e, credetemi, il più delle
volte ciò fa la differenza, come ho avuto modo di riconoscere nel mio “Epistolario Oncologico” da cui riporto alcuni brani che riguardano,ovviamente, i secondi. Ed i primi? Scusino, quali primi?
Allora inserisco alcuni estratti dall'Epistolario Oncologico e durante la chemio ne parlo con il "mio" oncologo e gli consegno anche copia del libro.Di sera poi ricevo questa sua email il cui commento lo lascio ai...fatti.
" Mi sto sempre più convincendo che forse non è il sapere medico ed il rapporto medico-paziente a migliorare la prognosi del paziente ma il fatto che il paziente abbia poche o tante cose da dire nella vita.
Caro Ferdinando, da medico-amico, ti consiglio non smettere mai di avere cose da dire o fare... la prognosi si allungherà non per meriti altrui ma per merito di te stesso.
Un saluto affettuoso."
Ferdinando




