Linfoma a grandi cellule b mutato
Inviato: 21 mag 2025, 21:05
Buonasera a tutti,
Oggi trovo finalmente il coraggio di scrivere su questo forum. Premetto che in questo anno siete stati un conforto nei momenti più disperati, bastava leggere le vostre storie e il vostro sostenersi a vicenda per trovare ancora una volta la forza per continuare a lottare.
Io in realtà sono qui per raccontare la storia di mia mamma, Antonella. Una donna stupenda, altruista e sempre sorridente che a soli 66 anni, il 3 marzo, mi ha lasciato per sempre a causa di un maledetto linfoma scoperto poco più di dieci mesi prima. Mamma è salita a Torino dalla Calabria, (città in cui ormai vivo da anni) per cercare una diagnosi in quanto giù sostenevano non avesse nulla nonostante fosse piena di noduli su tutto il corpo, anche sul viso. È arrivata la diagnosi a maggio 2024 e abbiamo affrontato tutte le chemio necessarie, fin quando subito dopo il mio matrimonio a settembre l’ematologo ci disse che il linfoma a grandi cellule di tipo b era mutato, era diventato ancora più aggressivo e di tipo T Nos. Inutile dire che nonostante altri cicli di chemio a fine febbraio la situazione è precipitata causa febbre continua che non rispondeva più a nulla e un lunedì pomeriggio mi sono sentita dire che non c’era più niente da fare. Sei giorni nel reparto di cure palliative e mamma se n’è andata. Ha lottato, fino all’ultimo secondo. Sono stata io a dirle “ora lasciati andare” perché mi avevano detto che se non “cedeva” sarebbe morta di emorragia interna mentre la speranza era quella che si addormentasse e non sentisse niente. Si è addormentata per fortuna ma in quel momento io non sono riuscita a tenerle la mano causa attacco di panico, tra l’altro mai avuto nella mia vita. Sono fiera comunque di esserle stata affianco tutti i giorni in questo doloroso percorso, averla accompagnata a tutte le visite, a tutte le chemio, aver affrontato giorni molto duri quando stava molto male. Eravamo solo io, lei e mio marito qui a Torino. Mio marito lavora anche fuori città quindi me la sono dovuta vedere principalmente da sola. Ora sto cercando di ricostruire la mia vita, ma ho sempre l’immagine di lei che piange uno dei suoi ultimi giorni, non per la fine della sua vita ma perché aveva realizzato che non sarebbe diventata nonna, non avrebbe conosciuto i suoi nipoti. Quella scena mi perseguita, insieme a quella di lei sul letto di morte. Sto andando da uno psicologo proprio nel reparto in cui è morta, un percorso che offrono a chi è stato caregiver. Non so se mi sta aiutando ma a volte il dolore è talmente forte che faccio solo brutti pensieri. Mi chiedo che vita è senza di lei, che senso ha. Qualsiasi cosa bella mi possa capitare non ha più senso perché non sono lì a condividerla con lei. A volte penso che avrei potuto fare di più, sentire altri pareri, portarla da altri specialisti. La verità è che mi sono affidata a chi avevo davanti pensando di fare la cosa giusta. Non ho letto molti casi di linfoma mutato e volevo sapere se qualcuno ne ha mai sentito parlare. Adesso sono convinta che morirò anche io della stessa malattia. Sono giorni bui, speriamo di uscirne.
Mamma era una donna speciale, così come lo era il nostro legame, unico e indissolubile. Abbiamo vissuto tante cose insieme e l’unica cosa positiva di questa triste storia è che non ho rimpianti perché sono consapevole di aver fatto di tutto per lei. Dovrei lasciarla andare ma non riesco.
Scusate per la lunghezza del post.
Vi abbraccio
Serena
Oggi trovo finalmente il coraggio di scrivere su questo forum. Premetto che in questo anno siete stati un conforto nei momenti più disperati, bastava leggere le vostre storie e il vostro sostenersi a vicenda per trovare ancora una volta la forza per continuare a lottare.
Io in realtà sono qui per raccontare la storia di mia mamma, Antonella. Una donna stupenda, altruista e sempre sorridente che a soli 66 anni, il 3 marzo, mi ha lasciato per sempre a causa di un maledetto linfoma scoperto poco più di dieci mesi prima. Mamma è salita a Torino dalla Calabria, (città in cui ormai vivo da anni) per cercare una diagnosi in quanto giù sostenevano non avesse nulla nonostante fosse piena di noduli su tutto il corpo, anche sul viso. È arrivata la diagnosi a maggio 2024 e abbiamo affrontato tutte le chemio necessarie, fin quando subito dopo il mio matrimonio a settembre l’ematologo ci disse che il linfoma a grandi cellule di tipo b era mutato, era diventato ancora più aggressivo e di tipo T Nos. Inutile dire che nonostante altri cicli di chemio a fine febbraio la situazione è precipitata causa febbre continua che non rispondeva più a nulla e un lunedì pomeriggio mi sono sentita dire che non c’era più niente da fare. Sei giorni nel reparto di cure palliative e mamma se n’è andata. Ha lottato, fino all’ultimo secondo. Sono stata io a dirle “ora lasciati andare” perché mi avevano detto che se non “cedeva” sarebbe morta di emorragia interna mentre la speranza era quella che si addormentasse e non sentisse niente. Si è addormentata per fortuna ma in quel momento io non sono riuscita a tenerle la mano causa attacco di panico, tra l’altro mai avuto nella mia vita. Sono fiera comunque di esserle stata affianco tutti i giorni in questo doloroso percorso, averla accompagnata a tutte le visite, a tutte le chemio, aver affrontato giorni molto duri quando stava molto male. Eravamo solo io, lei e mio marito qui a Torino. Mio marito lavora anche fuori città quindi me la sono dovuta vedere principalmente da sola. Ora sto cercando di ricostruire la mia vita, ma ho sempre l’immagine di lei che piange uno dei suoi ultimi giorni, non per la fine della sua vita ma perché aveva realizzato che non sarebbe diventata nonna, non avrebbe conosciuto i suoi nipoti. Quella scena mi perseguita, insieme a quella di lei sul letto di morte. Sto andando da uno psicologo proprio nel reparto in cui è morta, un percorso che offrono a chi è stato caregiver. Non so se mi sta aiutando ma a volte il dolore è talmente forte che faccio solo brutti pensieri. Mi chiedo che vita è senza di lei, che senso ha. Qualsiasi cosa bella mi possa capitare non ha più senso perché non sono lì a condividerla con lei. A volte penso che avrei potuto fare di più, sentire altri pareri, portarla da altri specialisti. La verità è che mi sono affidata a chi avevo davanti pensando di fare la cosa giusta. Non ho letto molti casi di linfoma mutato e volevo sapere se qualcuno ne ha mai sentito parlare. Adesso sono convinta che morirò anche io della stessa malattia. Sono giorni bui, speriamo di uscirne.
Mamma era una donna speciale, così come lo era il nostro legame, unico e indissolubile. Abbiamo vissuto tante cose insieme e l’unica cosa positiva di questa triste storia è che non ho rimpianti perché sono consapevole di aver fatto di tutto per lei. Dovrei lasciarla andare ma non riesco.
Scusate per la lunghezza del post.
Vi abbraccio
Serena