Ma come me c'è una tribù di gente che alla fine NON SI ARRENDE!

Adenopatie, Leucemie,Linfomi e Paragangliomi

Forum di esperienze personali su Linfoadenopatie, Paragangliomi, Linfomi Hodgkin e non Hodgkin Leucemie,Mielomi e relativi protocolli di cura.

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 Oggetto del messaggio: DALL'ALTRA PARTE
MessaggioInviato: 27 feb 2007, 19:26 
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Questo 3D viene aperto su richiesta di alcuni partecipanti al forum.

Anche chi vive accanto alle persone colpite dall'infame, ha dei problemi, spesso non meno importanti di quelli che hanno i malati stessi.

La malattia che ci colpisce è una cricca rugginosa che pare si estenda anche a chi ci vive accanto. Mamme, papà, fratelli, mogli, compagni e compagne, amici, tutti quelli che con passione, tenacia, pazienza, amore, sofferenza vivono quotidianamente le nostre pene, sopportano i nostri umori, ascoltano i nostri lamenti, puliscono i rifiuti del nostro corpo e, indirettamente, soffrono le pene del nostro stesso male.

A loro è dedicato questo spazio, perchè abbiano modo di confrontarsi, capire perchè a volte non riescono a capire, dividere la loro pena che quasi sempre passa, inascoltata, in secondo piano.

Quante volte abbiamo detto "tu non puoi capire..." magari con rabbia, alla persona che cerca inutilmente di consolarci?

Può essere vero, ma in alcuni casi è solo un modo per urlare la nostra rabbia, impotenza e paura, davanti a qualcosa che in quel momento ci appare mostruosa e insuperabile, annienta la nostra ragione, annichilisce lo spirito e ci porta a credere che siamo stati ingiustamente colpiti, noi tra molti, da una feroce ed incomprensibile punizione.

Un grazie a questi spiriti nobili, grazie a tutti quelli che, nonostante tutto, non ci hanno abbandonato...

.......oggi più che mai abbiamo bisogno di voi....

_________________
MisterH :pig: Immagine
La vera esplorazione è meditare, addentrarsi nei sentieri dello spirito, del corpo e della mente.... a piccoli passi.


Ultima modifica di misterh il 5 mar 2007, 18:19, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: 27 feb 2007, 21:41 
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Indispensabile questo topic....e bellissime le parole che hai usato.....come sempre Mister sei il number one!!!! ***tizi49


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MessaggioInviato: 28 feb 2007, 12:19 
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Ciao Mister,

grazie per questo spazio. Concordo con Sonia......... bellissime e giuste le parole che hai usato.

Anche noi " spettatori " spesso ci troviamo in difficoltà.........

Questo spazio sarà un aiuto in più, per tutti.

Un abbraccio forte, Silvia.


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MessaggioInviato: 28 feb 2007, 13:53 
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Approposito di questo argomento...mi sono ricordata che avevamo un post nel vecchio forum che parlava di questo.
Si intitolava DALL'ALTRA PARTE
e il link è questo:
http://www.forumlandia.com/sv/viewtopic ... viostefoni

penso che possa essere utile a qualcuno degli ultimi arrivati che non l'aveva ancora letto....e se qualcun'altro vuole dire la sua!!!! :wink:


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 10:09 
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Ciao a tutti,

esprimo in questo spazio l'ansia e la preoccupazione di questi giorni. Marco ha paura, lo capisco. I farmaci fanno sentire i loro effetti collaterali ( già 5 cicli di chemio, antibiotici e cortisone ) e sono insopportabili a livello psicologico. A volte mi chiedo: ma qual'è il confine tra uno stato d'inquietudine e il malessere fisico vero?
E' questa mia incapacità a distunguere che spesso mi paralizza. Vorrei potergli dare tutte le risposte, ma non sono un medico.
Qual'è il modo per trasmettergli la certezza che guarirà?

Un abbraccio, Silvia.


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 13:02 
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Ciao a tutti,
grazie per il post. Colgo al volo l’opportunità per esprimere le mie sensazioni, pensieri, paure, rabbie.

Vi chiedo scusa anticipatamente per la confusione che potrete leggere ma, questo intervento,è il frutto di 2000 versioni riviste corrette buttate riprese e … infine postate.

Non sono stata colpita dall’infame, o meglio, non lo sono stata direttamente. Lo è stato la mia metà, la persona per la quale mi sarei ammalata io volentieri pur di risparmiargli le angosce che vive, quotidianamente.
Prendete il mio post come uno sfogo ma anche come una richiesta di aiuto. Un aiuto che chiedo a chi questa situazione la vive direttamente e chi indirettamente, a chi, perché diverso da me, vede appunto le cose in modo diverso. Insomma, vorrei un punto di vista che non fosse il mio che, temo, si è ormai sedimentato e non mi permette più di valutare, vedere e capire senza riserve. Non voglio consensi, non mi offendo se mi dite che vaneggio: ho però bisogno di capire.

Ok, adesso che ho confuso per bene le idee, vado al dunque.
La decisione di scrivere nasce da una serie di discussioni che si concludono sempre con una sensazione di inadeguatezza, mia, nel non sentirsi all’altezza di “aiutare adeguatamente” l’infamato. Giudicatelo opportunismo, il mio, l’opportunismo di chi non avendo bisogno di aiuto nel senso classico del termine chiede comunque aiuto.


Non ho mai scritto ma vi leggo (purtroppo non tutti e tutto…); può darsi che alcune cose che leggerete siano già state dette, sviscerate, “risolte”. Portate pazienza…



Ricordo che in un post si diceva (riporto il senso) che la vita durante la remissione era forse più faticosa.
E da qui voglio partire. Anche per me, non infamata, è diventata più faticosa talvolta insostenibile. Parola forte, lo so ma non fraintendetemi, vi spiego.
Insostenibile perché spesso mi trovo davanti ad una persona che si è già scritta una diagnosi e si è già data una prognosi, quando, invece, sino ad oggi non ce n’è motivo.
E’ capitato a tutti, vero? Si, ma quanto frequentemente …(domanda apparentemente banale…)?
Mi trovo spesso davanti a una persona che mi dice che non capisco, che non ha bisogno della pietà di nessuno. Una persona che con questi solidi mattoni (incomprensione e pietà) ha costruito un muro. E io non so più come abbatterlo. Non so come trasmettere che capisco, non è pietà quella che provo, e come non la provo io non la prova nessun altro. Non so come trasmettere che la comprensione spesso dimostrata non è pietà. Questi due atteggiamenti non devono e non possono essere confusi. Se lo fossero farebbero nascere solo malintesi.
Mi sento di dire e chiedere una cosa: non permette a questi atteggiamenti di emergere; ciò che IO ho imparato è che assecondare questi atteggiamenti – anche per troppo amore e comprensione - porta a cementarli . E’ un passaggio talmente poco visibile da non lasciar traccia. Oggi si pensa così, dopodomani ancora, poi ancora e senza accorgersi il maledetto tarlo inizia prima a rodere e poi a sedersi nel nostro inconscio. E da lì lavora lavora lavora… inconsciamente. Più il tempo passa, più il tarlo cresce. Ecco perché chiedevo “quanto spesso capita?”
Un amico qualche sera fa mi ha detto che in quei momenti è come se si sentisse/ricevesse un’unica stazione radio che, aggiungo io, tante belle trasmissioni non fa… paragone azzecatissimo.
NO! Questa radio non deve essere ascoltata, spegnetela. Vi giuro, non voglio insegnare nulla a nessuno non voglio dire questo è giusto questo è sbagliato; è solo ciò che io provo, che sento e anche che vedo, nel mio caso personale.
Il crollo, lo sfogo, la paura sono sentimenti che esistono e devono esistere. Ma non devono prendere il sopravvento. Non dategli di che nutrirsi. Mai.
Immagino che a questo punto si siano sollevati alcuni pensieri tipo “beh, facile parlare per chi non ci ha a che fare tutti i giorni ”…. Scusate ma non posso concordare con questa affermazione. E questo è un altro punto che mi ha fatto decidere per l’intervento sul forum.
Mi sono presentata dicendo che non ero stata colpita direttamente, ma indirettamente. Sono talmente presuntuosa da credere di soffrire tanto quanto chi è stato colpito. Ho detto soffrire. Non ho detto vivere come chi è stato colpito. La paura che possa ricapitare qualcosa ce l’ho anche io, durante la terapia e prima dei controlli vivo anche io in angoscia. ma è vero; non sono io a dovere fare tac, pet ecc.. Ma non è del tutto giusto credere che per me, che non faccio tac e controlli, sia tutto facile.
Non voglio lamentarmi delle banalità, non voglio sembrare irriverente lamentandomi quando ci sono persone che ancora oggi affrontano le terapie. Davvero non voglio. Voglio poter esser di più aiuto a chi non è “sul mio stesso lato”.
Io so per certo che a ruoli inversi le domande, e le difficoltà, sarebbero le stesse.
Lo ripeto: non voglio consensi. Voglio capire come ammazzare quel tarlo che si è stabilito in casa altrui. DEVO capirlo. Non chiedo il manuale del perfetto aiutante. Ho bisogno di confrontarmi, per imparare.
Io capisco che il terrore di alzarsi un mattino e sentirsi qualcosa può devastare anche i più tenaci. Ma mi chiedo: è giusto non vivere appieno perché potrebbe capitare qualcosa? Dico potrebbe perché nessuno ha la certezza che ricapiterà. Nessuno. Anche qui mi ripeto: mattino dopo mattino il pensiero si fortifica, si fa strada, diventa forte. E poi quando è abitudine, non se ne va. E “debellare” il pensiero è la terapia più difficile.
Quando le discussioni finiscono con la mia accusa “tu non vivi”, mi sento rispondere: “non è vero! Faccio tutte le cose che facevo prima e anche di più. Non mi chiudo in una camera buia e mi piango addosso”.
Io credo che la vita, dopo la remissione, sia accettare che una cosa terribile è accaduta. Accettarla comunque perché non scelta, non dipendente dalla mia volontà. Vivere è rimuovere quella rabbia che ti fa dire, appena apri gli occhi, “perché io”, vivere è imparare a convivere con ciò che è accaduto. Accettarlo senza cercare spiegazioni diverse dal “che sfiga che ho avuto”. Non è sempre possibile ricondurre tutto a una ragione esatta per capire qualcosa. E se il motivo non lo trovo non posso arrabbiarmi perchè non lo trovo e così alimentarla. E’ capitato. Punto. Non c’è un motivo. Nono posso cercare un motivo per il resto della mia vita. Un motivo che non troverò mai. Devo accettarlo. Io credo che solo allora si potrà, anzi, potrò dire “sei tornato a vivere”, solo quando il tarlo della rabbia, della ricerca di un perché, sarà stato scacciato.
Vi chiedo scusa per lo sfogo chilometrico. Mi rendo conto che forse non sono riuscita a spiegare chiaramente quello che intendevo. Il concetto voleva solo essere “non lasciate mai che il tarlo si insinui, neppure per un minuto”.
Se vorrete consigliarmi, suggerirmi, criticarmi, vi ringrazierò. Mi servirà comunque per capire di più.
Ciao a tutti.


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 14:08 
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Ciao sorriso
purtroppo quello che dici è tutto vero....è vero che la vita dopo la remissione paradossalmente può essere quasi più difficile....se ti posso parlare della mia personale esperienza io,non c'è giorno che non ci pensi....ma io credo che il tempo piano piano mi aiuterà...anche se non credo svanirà del tutto.
Il pensiero c'è....ma non deve diventare tarlo...anche perchè alla fine facciamo solo il suo gioco(dell'infame)....e rovinarci la vita non serve....se ci vede già deboli l'infame è solo più contento di ritornare....e questo per dire che la mente aiuta moltissimo anche il corpo!!!!
Io non sò dirti esattamente qual'è il modo di stare vicino...forse essere il più possibile normali,naturali,se stessi...lui non vuole essere compatito,hai detto,...questo è vero..io ho provato questo pensiero durante la malattia....lo sò che chi ci vuole bene non lo fa...ma spesso non siamo proprio razionali e ci viene da dire cose che realmente non pensiamo.

A volte mi sono chiesta se frequentare questo forum mi faccia vivere con il pensiero di quello che è accaduto ogni giorno....ma mi sono anche risposta che se non ci fossero stati "i miei amici" nel mio periodo buio...psicologicamente non ce l'avrei mai fatta....e tuttora forse sono anche la mia boa di salvataggio....perchè tutti quei pensieri che mi assillano ogni giorno hanno sfogo qui dentro...e forse se non ci sarebbe questo sfogo probabilmente diventerebbe "tarlo"!!!!!


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 15:23 
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Sonia,
davvero Grazie mille
Approfitto ancora perchè più ci penso e più mi confondo...
Silvia, nel post, parlava di confini. Anche io come lei sono ancora oggi totalmente incapace di trovarlo questo confine, di capire dove o meglio vicino a dove può essere perchè trovarlo perfettamente sarà, per me, un'impresa impossibile....
Però, mi chiedo: quando non è più giusto accettare l'assenza di confine?
mi rispiego: ognuno ha un proprio carattere e di conseguenza un proprio personalissimo modo di affrontare la malattia. ci sono però dei limiti, non espressi, per tutti: per chi deve esplodere la propria rabbia, per chi la deve ascoltare.
Se questo personalissimo modo di affrontare la malattia trascende da questi possibili limiti, può diventare giusto urlare anche noi la nostra rabbia o facciamo solo peggio?


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 15:28 
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Ciao Sorriso,

Ho letto le tue parole, anch'io sono dall'altra parte come te. E ti capisco. Grazie per aver scritto. Ci pensavo proprio un mese fa: ma quando marco sarà guarito, come sarà il dopo? Pieno d'incertezze e di paure? Probabilmente sì. Un tumore lascia il segno, è come una brutta ferita che si rimargina....... è guarita, non fa più male, ma c'è e lavedi. E in ogni momento ti ricorda quanto hai sofferto. Forse la vita non tornerà più ad essere quella di prima, ma in questo percorso si è arricchita di cose nuove, che ci aprono la strada ad un nuovo cammino. Chi lo sa?...... Forse ne avevamo bisogno.
Certo che capisco tutta la tua sofferenza, è identica alla mia. Però sappi che per noi è più facile dire viviamo oggi e non pensiamo al domani, anche se come concetto è giustissimo, lo condivido (io, poi, vivo proprio così). A volte sono molto stanca, e dover rinunciare ai piccoli piaceri della vita non è stato facile. Ma al momento è così...... verranno tempi migliori e se saranno diversi, tanto meglio.

Un abbraccio, Silvia.


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 15:51 
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Ciao Silvia,
grazie a te per aver risposto.
Non ti dico che la vita sarà quella di prima perchè lo sappiamo che quel maledetto pensiero tornerà e ogni tanto, maledetto, qualche tensione la creerà
Ti posso però dire che la malattia rappresenta comunque un percorso di crescita e condivisione. Una crescita veramente importante, non una pagina nuova della vita ma un vero e proprio capitolo. E ogni esperienza, è una crescita.
Grazie, anche a te.

Sorriso


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 16:22 
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Ti rispondo dal punto di vista di chi sta "dall'altra parte", ovvero, dalla parte dell'ammalato.

Non vorrei sembrare troppo dura, ma io l'ho vissuto sulla mia pelle, eppure sono stata attenta a non essere troppo pesante verso il mio partner. L'essere malati non giustifica ogni atteggiamento, i vari "tu non puoi capire" a volte mi sembrano scuse per celare atteggiamenti comunque scostanti e poco sensibili. Il mondo non gira tutto intorno all'ammalato, evitiamo che le persone che ci sono accanto, diventino pazze per trovare il modo giusto per comunicare con noi.

E comunque, non vogliamo essere compatiti, ma dicendo "tu non puoi capire" quale sentimento si crede di suscitare ?

Il compagno sano deve trovare il modo giusto per comunicare ma non urtare, per ascoltare ma non compatire ecc. ecc. ecc. e il compagno ammalato fa qualcosa per andare incontro a chi questa malattia la vive comunque intensamente?

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Il mio diario di bordo:
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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 16:42 
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Ciao Sabrina,

alla fine io credo che sia molto difficile delineare un protocollo standard su come affrontare una malattia sia da una parte che dall'altra. Ho visto, ad esempio, un amico affrontare il suo calvario con grande dignità incoraggiando e mai facendo pesare nulla alla moglie. Eppure soffriva come un cane, senza speranza, aveva solo 38 anni quando se n'è andato. Appena la morfina faceva effetto, lui non mollava mai e andava......... non ha mai messo in pensiero una sola volta la moglie e sono sicura che, se fosse guarito, si sarebbe buttato tutto dietro alle spalle. Ho visto persone mobilitare l'intera famiglia per una semplice influenza, lamentarsi in continuazione, colpevolizzare il prossimo perchè loro in quel momento stanno male. Secondo me serve la giusta misura, come del resto in tutte le cose. La cosa migliore è non esagerare mai, sfogarsi sì, cercando però di non mettere mai in difficoltà chi ci sta di fronte.

Bisogna poi partire dal presupposto che chi ha deciso di starvi vicino, non vi lascierà mai.

Un abbraccio forte, Silvia.


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 17:02 
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Ciao e grazie anche a te, Sabrina.
Apprezzo la tua franchezza: il punto comune deve essere raggiunto da entrambi, non da uno.
Silvia hai ragione, non esiste il protocollo del perfetto aiutante. E l'esperienza che hai raccontato lo insegna.
Ciao
un abbraccio


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 17:14 
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Silvia63 ha scritto:

Bisogna poi partire dal presupposto che chi ha deciso di starvi vicino, non vi lascierà mai.



Non diamolo per scontato perchè purtroppo non è sempre così. Ho sentito di gente ammalata, che è stata lasciata dal partner che non ce la faceva a sostenere questo peso.

Riguardo invece al mio post precedente, vorrei sottolineare che Sorriso ci dice che il suo compagno è affetto dall'infame, ricordiamoci quindi che abbiamo la fortuna di avere una patologia con altissime percentuali di guarigione. Questo ci consente di affrontare la malattia con una serenità (anche se relativa) sicuramente maggiore rispetto a chi si trova ad affrontare patologie con percentuali di guarigione ben più basse, o addirittura inesistenti.
Ci sono persone che si curano solo per aumentare la qualità della vita, ma non ai fini di una guarigione.
Queste persone più sfortunate di noi quindi, cosa dovrebbero far passare ai loro familiari, se noi "fortunati" colpevolizziamo così i nostri partner?

Non sto dicendo che è una passeggiata, ho fatto anch'io chemio e radio e per due volte, eppure ho cercato di mantenere una certa serenità ed armonia in casa e fuori. Mi sono sfogata, ho pianto, ho "cristonato", ma finito il momento, lo sfogo, il giorno, ho cercato di tornare alla normalità.

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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 17:16 
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Cara sorriso,

non ti chiedi di entrare nei particolari se questo è il momento sbagliato ma il tuo compagno è in remissione completa?

Rispondi quando lo ritieni opportuno, nel frattempo cerchiamo insieme il giusto modo per stare dall'altra parte.

Un bacio, Silvia.


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 17:32 
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... non ho imparato a fare i quote per cui.... "bisogna partire dal presupposto se chi ha deciso di starvi vicino...."
Quello che ha detto Silvia lo condivido perchè se mi fossi spaventata alla conferma della diagnosi, sarei fuggita molto tempo prima.
Credo che anche Silvia condividerà ciò che sto per dire: non è la paura di affrontare una persona che soffre, non è la paura del dolore.
La paura, e la paralisi, nasce nel trovare il muro che la persona che soffre ha eretto. Per difesa, per rabbia, per carattere. Per un milione di ragioni. Ma il muro c'è. Tu Sabrina sei esemplare (e come te credo tantissime altre persone).
Non è una passeggiata: assolutamente concordi!! Ma noi siamo qui per rendervi questo cammino meno doloroso. Per darvi aiuto. Ma l'aiuto possiamo darlo solo se accettato. Non è possibile imporverlo....Se rifiutato a priori perchè "non capisci", non possiamo veramente far granchè....
Mi sono anche chiesta come sono cambiata io, se veramente alcune cose non le giudico più con obiettività. Sono abbastanza certa di ciò; tante piccole ferite mi hanno cambiata, come il tarlo. E forse anche per questo chiedo l'aiuto per trovare una NUOVA via, un nuovo sbocco.
Infine: sì, è in remissione da un LDH.
Mi sento


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MessaggioInviato: 1 mar 2007, 20:34 
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Ciao Sorriso,

ho riflettuto sulle tue ultime parole, ed hai perfettamente ragione quando dici che non fa paura la malattia, il combatterla, il sacrificarsi l'andare in capo al mondo pur di farti guarire......... ma quel famoso "muro" che piano, piano si alza. Credo che sia una caratteristica di tutte le persone che soffrono per malattia ergere un muro, più o meno alto a seconda del carattere. Questo scudo è la loro protezione, possono sempre rivolgersi a lui quando sono in difficoltà. Soffermiamoci su una cosa: per noi un tumore è una malattia grave, per loro è una sconfitta, un fallimento, hanno deluso se stessi. L'anima è ferita nel profondo, ci vuole tanto tempo per risollevarsi. E credo che a volte provino una grande "rabbia" inconscia per chi sta bene. Anche questo è normale. Alcuni, fisicamente, per la propria condizione, si vergognano. E allora ecco che ti rifiutano, per la paura di essere compatiti. Invece non sanno che lo si fa solo per amore. Io ho imparato a condividere i muri, a guardarli con il sorriso. E quando Marco se accorge un po li abbassa. E poi sai una cosa, Sorriso? Il nostro sacrificio è enorme, sia a livello psicologico sia a livello fisico, ed è quindi normale sentirsi a volte smarriti ed è anche lecito porsi questa domanda? Ma lui si sta accorgendo di quello che sto facendo? La risposta è si. Lo sanno eccome. Ma è più forte la rabbia che si portano dentro. Stai serena e tranquilla e lascia che le cose vadano per la loro strada. Impara solo a guardarle senza giudicarle e starai meglio anche tu.

Un grosso abbraccio, Silvia.


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MessaggioInviato: 2 mar 2007, 10:22 
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Ciao
è vero: lo sanno ma la rabbia prevale.
E forse anche per questo ogni tanto anche noi è "fisiologico" sentire altri pareri, confrontarci o banalmente SFOGARCI!!!!
Di carattere sono estremamente positiva, ho i miei momenti meno luminosi e forse proprio questi momenti sono stati lo sfogo.
Grazie ancora
un abbraccio.
Sorriso


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Ciao Sorriso,
qui con noi nel forum ti puoi sfogare quanto vuoi, siamo qui per questo.

Noi non giudichiamo, ascoltiamo.

Ascoltiamo qualsiasi dolore dell'anima, anzi, come dice il Mister, noi curiamo i dolori dell'anima.

Un abbraccio, Silvia.


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Si, lo sento (e lo leggo!)
Grazie
Sorriso


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Ciao sorriso,
le riflessioni che hai fatto sono diverse e penso siano quelle che abbiamo fatto tutti.
La mia è un'esperienza un pò differente; la persona più importante della mia vita: mia figlia ha avuto un linfoma di Hodgkin all' età di 14 anni, un mio prezioso amico oggi sta combattendo contro un LNH..ed io..qualche problemino ce l'ho, qualche "perchè" comincio a richiedermelo..
E' difficilissimo stare accanto alla persona che più amiamo quando vive uno stato di malattia serio, importante, devastante.
Difficile entrare nei loro pensieri e percepire le cose che percepiscono..impossibile

si fa violenza su noi stessi sul nostro"bisogno" di dare aiuto, protezione, amore..la paura che abbiamo è tanta, come la rabbia nel vederli cambiare, la rabbia nel sentirli tristi, insofferenti, spaventati..è la nostra rabbia nel non accettare quanto accade.

con mia figlia ho imparato anche un pò il silenzio. le ho dato la possibilità di urlare, piangere, disperarsi..ti assicuro che non è stato facile.. è molto difficile stare zitti, ma ciascuno di noi deve avere il tempo, lo spazio in cui dire "ti odio, perchè a me", è necessario lasciar uscire le parole ed il tarlo che rode i pensieri.

e' vero che in remissione la vita sembra più faticosa, perchè si analizza il vissuto, ci si rende conto di quanto è costato e poi compare l'ansia..l'ansia dei controlli..quell'ombra che ci segue.

Il tarlo non lo si sconfigge se non alla distanza, anno dopo anno e permettimi, ma secondo me ci sta anche " che sfiga che ho avuto" perchè se ci pensi bene poteva anche non succedere.
la ricerca del perchè è un passaggio che ognuno fa, forse te los ei chiesto pure tu.Perchè?

un motivo non c'è hai ragione, non si troverà mai una ragione, "devo accettarlo" è la cosa più difficile ed è un travaglio interiore al quale nessuno si può sostituire. Dagli tempo.

un caro saluto
mary

_________________
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

( p. neruda)


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MessaggioInviato: 5 mar 2007, 13:01 
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sorriso ha scritto:
... la malattia rappresenta comunque un percorso di crescita e condivisione. Una crescita veramente importante, non una pagina nuova della vita ma un vero e proprio capitolo.


Scusate ma arrivo solo adesso e vorrei dire la mia...anche se penso di essere in una situazione particolare: sapete il momento magico dell'innamoramento, quando la storia comincia, quando le cose sono ancora "magiche" e nuove, tutto dell'altra persona ti sembra perfetto per te e sei pronto a scavalcare le montagne per l'altro?
A noi l'infame ci ha "colti" in quel momento...e quindi proprio all'inizio di un nuovo capitolo delle nostre vite.
E allora lo abbiamo catalogato tra le seccature da affrontare, tra le montagne da scavalcare, sappiamo che la vita ogni tanto ne riserva, di fregature, siamo felici che non fosse uno di quei mali che come dice Sabrina, ti lasciano solo pochissime speranze, o addirittura nessuna...
certo la rabbia c'è, ma per fortuna è ancora rivolta al destino, alla malattia, è una rabbia costruttiva e non distruttiva.
e certo ogni tanto viene fuori "chissà se potrò fare una vita normale, se sarò in grado di crescere le bambine, se ..." ma TUTTI, anche i sani, hanno dubbi e incertezze sul futuro!
Per non parlare dei dubbi e incertezze legate all'inizio di una storia d'amore...
Insomma, la mia "ricetta" è:
coraggio, mettere le cose in prospettiva, scherzare, dialogare tantissimo, un pò di sana incoscienza... fare cose pazze ogni tanto, ridere molto insieme, essere un pò cinici e ironici, guardarsi intorno e capire che ci sono moltissimi che stanno peggio di noi, magari aiutarli un pochino se si può.
E noi che siamo dall'altra parte siamo tenuti ad essere i più forti in questo momento, ma dobbiamo far capire all'altro che se siamo insieme la cosa si affronta insieme. Il "muro" secondo me fa solo male ad entrambi, come tutti i muri tra le persone.
Scusate il tono, non è facile parlare di queste cose.

Rosanna

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Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
(P.Neruda)


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MessaggioInviato: 5 mar 2007, 14:19 
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Ciao
grazie di nuovo a tutti per quanto mi suggerite, spiegate, trasmettete.
Anche con voi sono concorde sul "rispettare il silenzio" ed "avere pazienza e forza".
Quello che però a volte mi sfianca è trovarmi ad abbattere il muro da sola e allora... sono crisi/preoccupazioni anche per me, quando certamente di preoccupazioni ce ne sono già in abbondanza.
Vi giuro che molte volte mi mordo la lingua per "rispettare" la rabbia, per il silenzio, ma talvolta non posso perchè mi accorgo che quella rabbia sedimenta solamente, quella maledetta rabbia ascolta solo una voce e vede solo una direzione.
La mia voce, la MIA rabbia vorrebbe essere un altro punto di vista che magari aiuta a vedere altro.
Forse è sembrato che non rispetto i momenti e i tempi di chi vive dall'altra parte ma non è così, non volontariamente per lo meno.
Un abbraccio enorme a tutti
Sorriso


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MessaggioInviato: 5 mar 2007, 15:21 
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Ciao sorriso,
ti capisco, non sempre è facile capire i momenti per....... stare in silenzio, provare a spronare, sdrammatizzare, assecondare, parlarne ecc.......

Una cosa è certa: ce la stai mettendo tutta e con amore, quindi stai tranquilla ad un certo punto le cose comincieranno a girare per il verso giusto, forse quando meno te lo aspetti. L'importante è che il tuo compagno ora sia guarito. Quindi, penso, che qualche volta puoi anche permetterti di sgridarlo (per il suo bene), o dirgli quello che ti piacerebbe fare e se lui risponde che questo non è il momento per......... ok sarà per la prossima volta. Puoi anche concederti di fare quello che ti piace da sola (ovviamente se non ti porta via tanto tempo da lui), potrebbe magari essere un modo per smuoverlo.

Un abbraccio forte, Silvia.


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MessaggioInviato: 5 mar 2007, 18:30 
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...Meno male che non mi mancano nè l'ottimismo nè la pazienza...
ciao!


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MessaggioInviato: 6 mar 2007, 14:17 
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Ciao Sorriso,
come va oggi?

Quando te la senti e se vuoi ci puoi raccontare qualcosa di te e del tuo compagno aprendo uno spazio tuo.

Un abbraccio, Silvia.


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MessaggioInviato: 6 mar 2007, 18:18 
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Ciao,
grazie per essere così chioccia nei confronti di questo pulcino sorriso…
Va meglio forse anche perché sono riuscita IO a liberarmi da tante tensioni; ho condiviso con te e gli altri amici sensazioni e difficoltà che non vivo io sola (anche se ne avevo l’assoluta certezza, trovarti scritto nero su bianco che tutti abbiamo le stesse difficoltà fa un effetto diverso…) e quindi sono meno sconfortata.
Le difficoltà ci sono, non spariranno nel giro di breve o forse non spariranno mai; saranno forse un po’ meno pesanti e costanti ma ci saranno. L’importante è esserne consapevoli e affrontarle con la giusta prospettiva e umore. A piccoli passi.

Un abbraccio forte forte
Sorriso


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MessaggioInviato: 15 mar 2007, 10:56 
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Ciao sorriso cara,
ho letto tutti i post di questa sessione e devo dire che stai affrontando le cose in modo magico. Io sono stata affetta da infame ma guardandolo come la zanzara che deve essere spiaccicata sul muro quanto prima perché da troppo fastidio. Ma purtroppo l'essere umano é una macchina difettosa e impicciosa: hai presente la lingua francese? che nel momento in cui hai capito la regola vengono fuori 3000 eccezioni nelle quali ti perdi e non capisci niente... UGUALE!

Io sono stata molto cattiva, anzi cattivissima in terapia... con tutti!! Ma tutti si ricordano di me in quel periodo come una meravigliosa donna forte tenace e allegra nonostante tutto... boh, io mi guardo indietro e mi prenderei a schiaffi... E' vero che non era una mia impressione quella di essere trattata come una cretina: dovevo fare spesa? Mio padre mi accompagnava; facevo cinque minuti di ritardo? Telefonate con voce angosciata chiedendomi se mi ero sentita male... Ogni volta che mangiavo mi si guardava con la compassione con la quale si guardano i bambini col rigurgito... Ah, non potevo guidare!!! Giuro che una volta che da Caserta sono andata a Salerno per fare la radioterapia ho mentito e sono andata da sola... volevo verificare se ero capace a mettere le mani sul volante....

Poi peró non avevo tenuto conto delle notti insonni passate dai miei genitori, dei pianti e delle preghiere segreti di mio marito e della paura di tutti di perdermi... Io ero accecata dalla rabbia che l'infame mi avesse colto in un momento bello come la maternitá e mi aveva tolto tanti piaceri, prima di tutto l'allattamento... si la rabbia era mia e doveva essere SOLO mia. Io, io, io,...solo io!!! IO ero a farmi la biopsia, IO ho le vene bruciate, IO non so che prospettiva di vita avró... IO, IO, IO...
Sorriso bella, io dico che dopo l'infame diventiamo un pó presuntuosi (un pó tanto). Noi siamo quelli che ce l'hanno fatta e abbiamo sofferto piú di tutti... Ah, sapere che non é cosí!!! Nel mio caso mi hanno aperto gli occhi le mie due bambine... Un giorno che avevo la nuvola di Fantozzi che pioveva grandine sulla testa si é aperto uno squarcio dolorosissimo: e se questa cosa un giorno capitasse alle mie figlie? Mi é mancato il fiato e mi manca ogni volta che ci penso. Alla fine io c'ero dentro e sapevo cosa mi succedeva: le persone che mi amano lo immaginavano solamente e a volte l'immaginazione é 1000 volte peggio della realtá.

Mamma mia quante parole... scusa se magari ti ho confuso solo le idee ancora di piú. Il mio piccolo parere é che forse tu e il tuo compgno avete bisogno di una catarsi, un apice... Una lite in cui viene fuori tutto, ma proprio tutto... in cui vi rinfaccerete tutta la vostra personale sofferenza e forse vi chiarirete un pó di piú. Io sono per il quieto vivere, ma a volte ci vuole l'esplosione per mettere un pó le cose a posto. Altrimenti qualcuno che é passato attraverso l'infame gli deve parlare.... sai noi infamati "non ci abbassiamo" a parlare di queste cose con chi non l'ha subito. Le sensazioni e le emozioni che si provano da una parte e dall'altra sono le stesse... ma si presentano sotto forma diversa... dobbiamo solo capirlo e non é facile. Né da una parte e né dall'altra.

Fammi sapere se quello che ti ho fatto deprimere ancor di piú se quello che ti ho detto ti ha magari aiutato un pochino...
Ti bascio e ti abbraccio forte forte forte.

_________________
Pat
Una giornata senza un sorriso é una giornata sprecata (C. Chaplin)
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MessaggioInviato: 15 mar 2007, 17:47 
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Quoto in pieno Pat,
ha detto un sacco di cose belle e sagge...

Ma lo sapete che per me questo e' un argomento molto importante eppure adesso che c'e' lo spazio non so bene come esprimermi?

Io ho vissuto entrambe le barricate e devo dire che la seconda (quella del mio linfoma) e' stato estremamente meno doloroso.
In entrambi i casi ho reagito con forza, con determinazione, prendendo in mano la situazione e instradandola verso la soluzione.
Pero' non so dare delle ricette.
Non so come ci si comporta con il malato, non so come ci si comporta quando si e' malati.
Io ho vissuto e basta!
Non posso dire che mi e' andata bene perche' entrambe le storie sono fallite, e sono quindi la persona meno adatta per dare consigli, ma nel profondo credo che meglio di cosi' non avrei potuto comportarmi.
Nel primo caso ho dato amore, solo tanto amore, ho messo in discussione la mia vita perche' lui potesse contare su un punto di riferimento valido. Un porto sicuro.
Nel secondo ho cercato di non biasimarmi, di non far vedere la mia ansia, e anche in questo caso ho dato amore, solo tanto amore, perche' lui potesse contare sul fatto che nonostante tutto io non sarei cambiata.

E invece sono cambiata, come poteva essere altrimenti?
E anche la prima volta ero cambiata...
C'e' un punto in comune in queste due vicende. Si cambia, magari in meglio, ma si cambia.
E ci si sente sempre diversi dagli altri.
Spesso ti viene da pensare che gli altri non possano capire. E' presunzione? Forse.
Ma e' pesante conviverci. Sempre...
E allora?
Allora le cose succedono, purtroppo. Affrontiamole come meglio riusciamo a fare.
E non chiediamoci se e' meglio o peggio vivere da spettatore piuttosto che da attore. Entrambe sono esperienze dolorose. Molto dolorose.
Forse e' questo che bisognerebbe capire, da qualsiasi parte stiamo...

Insomma, non ho dato consigli, perche', ripeto, non sono in grado.
Pero' viviamo. Viviamo e basta. A piccoli passi anche in questo caso.

Kika

_________________
Se metto in file i miei passi, i passi di una vita, potrei arrivare a Parigi, leggermente chino in avanti, lasciando dietro una scia, discreta, di eau de cologne. Un angelo in contromano, hombre. (Alessandro Baricco - Questa storia)


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MessaggioInviato: 16 mar 2007, 11:56 
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Grazie, anche a voi!
Sono purtroppo in difficoltà "di tempo" e quindi non voglio dare una risposta tanto per darla; volevo solo farvi sapere che ho letto, che mi sono emozionata, che ho sorriso, che ho pensato a tante cose.
Preferisco "scrivere" con un po' più di calma e quindi in questi giorni preparerò il mio papiro...
grazie
sorriso


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MessaggioInviato: 16 mar 2007, 19:24 
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Ho provato varie volte a scrivere qui, ma mi viene difficile per diversi motivi e il motivo più grosso credo sia anche il più semplice...senso di colpa e di inadeguatezza, reso forse ancora più insopportabile dal rapporto così speciale che ho con la mia gemella, ma soprattutto il fatto che il discorso "dall'altra parte" dentro di me non è ancora chiaro.
In quel periodo le cose sono diventate strane...da un lato eravamo più unite che mai, ma dall'altro era successo qualcosa che per la prima volta ha separato i nostri percorsi paralleli, che ovviamente erano stati diversi ma comunque vissuti sino ad allora senza strappi, senza che nulla potesse incrinare la comprensione da parte dell'una dello stato d'animo dell'altra. Una malattia invece si vive da due punti di vista opposti: quello di chi l'affronta e quello di chi cerca di stare accanto a chi l'affronta.
E questo punto di vista esterno, nonostante tutti gli sforzi che si fanno per capire che cosa passa nella testa di una persona che affronta una malattia seria e nonostante l'affetto, il grado di affinità e il desiderio di essere utili, sarà sempre e comunque esterno e parziale, ma soprattutto diverso.
Io non so cosa si prova a stare davanti a un medico, a 24 anni, e sentirsi dire che devi fare la chemio, che perderai i capelli, non so cosa le è passato in testa mentre faceva la biopsia o quando prima di andare dal medico si vedeva quella strana cosa nel collo, non so come ha trovato la forza di sorridere la prima volta che le hanno infilato l'ago della flebo o di andare in facoltà con qualche ciuffetto di capelli che cadevano sulle spalle.
E il non sapere tutte queste cose per me ha significato solo una cosa, un enorme gigantesco senso di inadeguatezza.
Penso di essermi comportata nel modo che secondo me era più utile a lei per superare le difficoltà, anche se so di aver fatto una marea di errori di valutazione, e ho cercato di essere spontanea, la solita sorella rompiballe che ruba i vestiti, con l'unica differenza che qualche volta gliel'ho data vinta.
Ho fatto solo alcune cose imponendomele: se voleva piangere, urlare, scaricarmi addosso la sua rabbia, gliel'ho lasciato fare per farle acquistare nuove energie e buttar fuori le paure, anche se dopo ci sono stata male per giorni, ma se invece voleva dimenticarsi per due ore al giorno di quello che aveva intorno non dovevo essere io a ricordaglielo con un atteggiamento oppressivo o ansioso, se voleva bisticciare e farlo bene, mi dovevo arrabbiare anche io e non guardarla con tenerezza.
Penso nella vita capiti sia di aver bisogno d'aiuto sia di doverlo dare e quando tocca a noi essere quelli forti dobbiamo avere dentro tanto amore verso chi aiutiamo, ma anche l'intelligenza di accettare anche la rabbia che viene buttata addosso, i silenzi, il sentirsi dire che si vuol stare soli.
In ogni caso ha ragione Kika non c'è un modo in cui comportarsi...nè da una parte nè dall'altra...tutto quello che è successo è vita...io l'ho vissuta così, altri in modo diverso e nonostante tutti gli sforzi che facciamo per essere perfetti in ogni circostanza in ogni caso ci sarà sempre una diversità nel vivere le cose.
...Durante la malattia quel muro c'è, la persona ammalata è arrabbiata col mondo, si infastidisce per un nonnulla e dice un sacco un sacco di cattiverie a chi è vicino, ma in realtà non le dice a noi...le dice all'infame, il muro non lo si può abbattere durante, si sbriciola dopo col tempo necessario... naturalmente, nel frattempo lo si può solo aggirare, spuntando da dietro un angolo cercando di non essere indiscreti, spaventati o ansiosi.
Scusate il papiro.... :oops: ma quest'argomento non mi è affatto chiaro e scrivendo più che altro chiarisco qualcosina a me stessa, ma spero comunque di aver scritto tra le righe qualcosa che possa esser utile a chi affronta queste difficoltà.

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MessaggioInviato: 19 mar 2007, 11:22 
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Rieccomi!

Pat, non mi hai confuso, anzi! mi è sembrato, per la prima volta dopo tanto tempo, che qualcuno avesse aperto la mia testa e avesse letto i miei pensieri esattamente come volevano essere espressi.
Sai, io accanto al francese metterei i gamberi… quando ti sembra di aver fatto un passo avanti….dieci indietro! Che OO! Si riprende daccapo!!
Kika e Francesca, so che non esistono ricette; non le cerco, davvero. Avevo (e ne avrò bisogno sicuramente anche in futuro) di un confronto e di uno sfogo, di chi mi fa capire che non esiste solo la MIA o la SUA prospettiva. Che le situazioni e il modo di affrontarle sono tante quante siamo noi tutti. Ma ogni opinione vorrei prenderla come spunto e suggerimento a vedere “altro e oltre”.
Avete, anche voi, ribadito il concetto di base ovvero “vivere”, espresso secondo la vostra personale prospettiva ed esperienza. Quindi diverse dalle mie. E’ questo che cerco!
Tutti i post, di tutti gli amici del forum, mi danno lo spunto per capire un po’ di più (anche me stessa, perché scrivendo mi si chiariscono alcune cose) e, sì diciamolo, anche per riportare i conti alla pari sempre con me stessa.
Come voi, in coscienza, credo di aver fatto del mio meglio ma ho comunque vissuto momenti bruttissimi: periodi in cui più mi sforzavo a fare del mio meglio, più peggioravo le cose… che disastro! Che discussioni, che liti!!! E che pianti…(miei! Ovviamente…). Sbagliavo perché preoccupata di sbagliare. E sentendomi osservata nell’azione… sbagliavo! E allora mi fermavo per non sbagliare ancora, per non peggiorare una situazione già brutta. E sbagliavo a fermarmi. Non che oggi io non sbagli…oggi è solo diverso. Perché ho più consapevolezza della mia impossibile perfezione; non sono perfetta, non posso essere perfetta, non posso essere la risposta perfetta sempre a qualsiasi situazione. La mia imperfezione mi fa sbagliare, mi fa ferire con atteggiamenti o parole, crea delusione, ma proprio perché sono un banalissimo essere umano posso sbagliare! Io non posso fingere di essere perfetta per non deludere l’aspettativa dell’altro che desidererebbe avere la soluzione “perfetta” perché mi ritiene talmente brava da credere che io possa dargliela. Perché, magari, mi ritiene capace di tanto. Forse mi sopravvaluta solamente. Apprezzo l’attestato di fiducia e stima ma io non posso essere tanto! Lo so che lo fa perché sa che posso dargli tanto, forse tutto. Ma questa perfezione no, non posso. Anche io ho bisogno di strumenti per capire, concreti, banali, semplici strumenti!
Ho sempre saputo di non essere perfetta ma mi sono sempre sforzata di arrivarci il più vicino possibile perché poteva significare “aiuto sicuro”. Tuttavia non ci posso arrivare! Non posso! Posso provarci ma non è detto che ci arrivi. Oggi più che mai ho coscienza e consapevolezza di questa mia non perfezione e vivo (anzi, cerco di vivere) diversamente gli eventi, anche se spesso si richiude quel maledetto circolo vizioso, formato dal senso di inadeguatezza mia e di aspettativa suo, che a questo punto ha bisogno della mia buona volontà per essere rotto e della sua per non richiuderlo. Però, per tutto questo tempo, ho sempre provato a “vivere”, cioè ho cercato comunque di far sentire qualcosa, anche se inadeguato. Francesca, nel tuo post ho letto la parola “inadeguata”. Non ti senti solo tu così, per il rapporto speciale che hai con la tua gemella. Ti assicuro che è una parola che ho sempre usato anche io senza avere quel tipo di rapporto. E’ stata la parola chiave della situazione, la costante di tantissimi momenti.
E nonostante l’inadeguatezza che talvolta male mi fa, ho continuato a “vivere”. Ci ho provato! Con tutta me stessa. Sentendomi talvolta ancora più inadeguata ma non smettendo di lasciare esplodere la sua rabbia perché sapevo che per lui era star meglio dopo. Però poi è arrivato il momento in cui, forse per un sovrapporsi di cose, sono esplosa io. L’inadeguatezza è diventata insostenibile e io ho avuto bisogno di uscire dal mio privatissimo senso di inadeguatezza.
E così sbaglio dopo sbaglio, giudizio dopo giudizio, lite dopo lite, il nostro apice, Pat, è arrivato, proprio nei giorni precedenti al mio post. E, alla fine, la decisione di scrivere è stato il mio apice, positivo,anche se nato da uno estremamente negativo. E’ stato necessario. A ME. Ho avuto bisogno. IO.
Avete ragione: le sensazioni che proviamo sono le stesse ma le manifestiamo diversamente. E anche gli aiuti li chiediamo in modi e tempi diversi, e riconosciamo (cioè siamo grati all’altro) pure in modo diverso. E su questo binario dobbiamo insistere, quello dell’accettazione della manifestazione diversa, forse più facile ad alcuni, meno ad altri…
Però ogni tanto è così difficile conciliare tutto! Anche quando non conosci la profonda realtà delle cose e “la immagini, 1000 volte peggio di ciò che è!”In questi momenti abbiamo bisogno noi di aiuto. Un aiuto a capire. E abbiamo bisogno di sfogarci, anche noi, passando per insensibili, per lamentosi che hanno tempo da perdere perché di problemi – veri - , noi, non ne abbiamo.
E tutti questi passi, tutte queste cose, grosse o banali, ci cambiano. Fatalmente, silenziosamente, progressivamente, inevitabilmente e giustamente, perché un fulmine del genere da qualche parte cade e traccia la lascia.
L’armonia poi torna e tutto sembra meno nero di quanto sembrava stamattina o ieri sera. E tutto funziona sino alla prossima volta quando, più forti dell’esperienza precedente ma più deboli per l’attacco sferrato e subito, si riprende a chiudere il maledetto cerchio. Col gambero che arretra…
Credo si sia inteso che non volevo fare una lista del “giusto e sbagliato”, un resoconto di atteggiamenti “belli o brutti”; avevo bisogno di uno spazio di confronto e me lo sono egoisticamente cercato!
In questo post forse ho solo scritto scritto scritto scritto senza arrivare a capo di nulla o far capire nulla, ma mi sto accorgendo che non è facile fare altrimenti! Come dice Francesca, scrivere chiarisce (anche a me) alcune cose.
Vorrei poter riprendere ogni vostro singolo pensiero e commento e vorrei poterne discutere! Perché ogni vostro singolo pensiero o commento meritano una discussione di giorni, dei bellissimi giorni di discussione! ….Ma sarei infinitamente più logorroica di quanto già sono e ve lo risparmio…NO, NON VE LO MERITATE!!!! Sinceramente non ho esaurito tutto ciò che volevo dire ma già questo… basta e avanza!
Pensate un po’: ho anche pensato di cancellare tutto quanto avevo scritto e postare “ciò che mi esprimete lo sento e non ha bisogno di risposte…”. Poi il mio sano egoismo ha prevalso…(idee molto chiare, vero???…).
Vi ringrazio ma non per pura cortesia: sento che ci siete ed è questo che mi fa dire grazie.
Con affetto.
Sorriso.


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Sorriso
...noi ci siamo....e puoi essere logorroica quanto vuoi.....è importante ascoltare le parole di tutti.....ogni più piccolo pensiero che ti può sembrare stupido magari l'ha pensato anche qualcun'altro e quindi può essere di aiuto e di confronto! **t


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Grazie anche a te, Sonia.
Lo so che ci siete, lo "sento".
Un abbraccio.


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Sorriso cara, tu devi parlare parlare parlare... te lo dice un chiacchierona DOC... Devi sfogarti, capirti e cercare di capire la situazione in cui ti trovi. Volevo dirti che forse fra te e il tuo compagno ci sono questi momenti bui anche perché probabilmente lui ha scoperto una parte di se che non conosceva o non ha mai voluto far emergere... la paura. Piano piano si affronterá anche lui o rimuovendo i brutti ricordi o accettando "l'uomo pauroso"che ha visto dentro sé. Per noi donne é piú facile accettare emzioni come la tristezza, la pena o la paura.. i nostri uomini, machissimi, hanno piú difficoltá a mettersi in dicussione... Non me ne vogliano i machissimi che mi stanno leggendo ora... Il tempo é comunque un'ottima medicina, l'importante é non lasciare qualcosa di non detto.

Ti bascio forte forte augurandoti tanta serenitá.
A presto

_________________
Pat
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Cara Pat,
...mi sa che hai proprio ragione...
Un abbraccio


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Ciao Sorriso,
concordo con quanto scritto da Pat, nel senso che le donne, anche se talvolta sembrano fragili, in realtà lo sono molto meno degli uomini. Sentimentalmente sono più attente e comprensive, sopportano un po' di piu' il "dolore". D'altra parte sono più abituate ad assumere più ruoli nello stesso momento, pertanto se si devono occupare del compagno in difficoltà, non devono nello stesso istante dimenticarsi dei colloqui di un figlio, di andare a prendere l'altro alla stazione del treno, di fare la spesa, di chiedere a mamma e papà se è tutto ok, di stirare, di cucinare, di lavorare fuori casa da mattina a sera, di chiamare l'amica che ha avuto qualche problemino ecc........ (se ho dimenticato qualcosa, aggiungetelo voi....). Gli uomini, non per negligenza o per dispetto, sono innanzitutto un po' più egoisti (fanno poche cose in una volta solo......) e quando stanno male lo diventano un po' di più. In loro c'è anche un po' d'esitazione a chiedere aiuto, e sicuramente molta paura in più. Spero di non aver offeso gli uomini del forum, ma tutto ciò mi è stato confermato anche da Marco, che vi posso assicurare è un uomo davvero speciale e tanto dalla parte delle donne per le quali ha profonda stima e ammirazione. La maturazione delle donne segue un percorso diverso, non lo sono di più o di meno, lo sono in altro modo. Ripeto, spero di non essere stata fraintesa, di non essere considerata una "monotona" femminista. Però è davvero bello pensare che questi "machi" hanno bisogno delle nostre conferme e di essere coccolati. Ritornando al discorso dall'altra parte (oggi mi sono un po' dilungata), io ho trovato grande gratificazione partecipare a tutte le esperienze dei ragazzi del forum, nel senso che mi da tanta energia incrociare, incoraggiare, ricordare le date, conoscere, rispondere (quando posso). Questa bellissima solidarietà alla quale sto partecipando con tutto il mio cuore e nel miglior modo che mi è possibile, ha arrichito me e dato serenità a Marco (io gli parlo sempre di tutti, dei successi, dei traguardi, dei dubbi.....chiamandoli tutti con il loro nome, come fossero amici di vecchia data. Gli stampo tutti gli esiti positi degli esami!). Ho già iniziato a raccontare che bei viaggetti si fanno tutti dopo la guarigione........ sai, metto le mani avanti!!!!!!!!!!!

Ciao cara Sorriso, un abbraccio, Silvia.


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...eh sì... questi essere umani mascherati da machissimi!!!!
ma non vogliono proprio capirla che noi, donne forti e pazienti, ascoltiamo anche gli uomini non mascherati da machissimi?????
baci!


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MessaggioInviato: 20 mar 2007, 17:35 
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Ciao Sorriso,

non hai mai aperto un post tutto tuo e quindi ti scrivo in questo spazio.

Come stai? Il tuo compagno è riuscito ad affrontare un po' serenamente la sua guarigione?

Io ti mando i miei migliori

AUGURI DI BUON COMPLEANNO!

e ti auguro di passare una giornata felice e serena accanto al tuo fidanzato.

Un bacione, Silvia.

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MessaggioInviato: 30 apr 2007, 15:22 
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BUON COMPLEANNO Sorriso

:happyb01:


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 Oggetto del messaggio: Buon...tutto!
MessaggioInviato: 30 apr 2007, 16:41 
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Dal post di Silvia63 a... Sorriso per portare i miei auguri e non soltanto per il compleanno ma per tutto ciò che ti sta a cuore e che desideri. Per quanto invece riguarda le donne, beh, avrei tanto da dire (scrivere) e spero di riuscire a condensarlo in: meno male che già ci sono, perchè inventarle e farle così come sono non sarebbe cosa agevole.
Un saluto dall'altra metà del...mondo !
Ferdinando (un pò intruso ma...tumorato!)

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?!? Ci penserò...domani!


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MessaggioInviato: 2 mag 2007, 8:50 
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Grazie mille per i vostri Auguri!!!!
Un abbraccio fortissimo
Sorriso


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 Oggetto del messaggio: ciao sorriso
MessaggioInviato: 2 mag 2007, 14:21 
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Iscritto il: 2 gen 2007, 0:56
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Non potevo mancare nella zona dall' altra parte trovandomici .... per me, lo confesso, l' impatto è stato diverso. Guido il mio compagno(compagno per me è una parola molto più bella e dolce di marito)a parte qualche giusto momento di scoramento in questi ormai 2 anni è stato molto forte.
Adesso è in camera sterile assestandosi dal trapianto di midollo fatto circe 3/4 settimane fa.
La parte più dura pensavo fosse all' inizio: gli esami tutti negativi, anche se c'era certezza che qualcosa non andava ... uno più importante dell' altro per le conseguenze che avrebbe portato ... l' intervento di asportazione della milza... le chemio...la biopsia alla vertebra che poteva avere conseguenze molto molto gravi ... la ricerca di un donatore ..il trapianto di midollo ...
Il forum trovato così per caso su cui mi sono affacciata prima io e sui cui poi ho portato Guido ha fatto la differenza ...
nel male ti dico siamo fortunati: alle spalle abbiamo mgr che ci apprezzano e ci hanno reso questo periodo meno pesante ... Guido ha avuto il lavoro da casa, io esco ogni giorno un pò prima senza conseguenze ... la mia capa mi è vicinissima. Le cure sono ottime(si sentono certe storie di giù che pensi sono proprio fortunato).
I momenti duri sono comparsi quando l' assestamento ha coinvolto alcuni amici che non si sono dimostrati poi così amici, i miei genitori che avevano un approccio un po soft anche se poi si sono rimessi in carreggiata. Guido quest'anno è mancato da casa per oltre 5 mesi ... io andavo e vado a trovarlo tutti i giorni ma a volte tornare a casa nel silenzio è dura. Il lettone la sera vuoto è triste. Il cibo va giù in 10 minuti e non senti il sapore. Fortuna che c'è il lavoro. Adesso potrei andare a vederlo dal corridoio quando voglio. Durante le chemio classiche era un' ora al girono e via andare ....
Perchè non parlo del rapporto con Guido? Perchè in questo arco di tempo si è rafforzato ancora di più. Come te pensavo vorrei star male io, sarebbe più facile. Quando sei in prima linea è più facile. Quando sta male chi amiamo la ns forza viene meno. Non sono le commissioni a stancarmi ma la solitudine. Metà della cura per Guido e anche per me è pensare che alla fine di tutto sarà di nuovo a casa,saremo insieme, mangerà come si deve,quando vuole... l' idea principale è che recupereremo il tempo sottratto, i baci mancati, gli abbracci desiderati.
La remissione non può essere un paletto anzi tutt'altro. Altrimenti non avrebbe senso. In questi 2 anni abbiamo parlato, ci siamo confrontati, abbiwmo visto o rivisto alcuni tratti caratteriali che magari nei 5 anni si erano un pò stemperati. A modo suo anche senza volerlo è stato un nuovo inizio.
Perchè te lo dico ... perchè anche se ci sono stati momenti in cui mi sembrava di soffocare e che mi mancasse il terreno sotto ai piedi io non ho voluto arrendermi ...sono istintiva ma anche razionale ... se un rapporto non cresce in una situazione così ... ma per crescere , per rafforzarsi ci vuoel il dialogo. Questo me lo ha insegnato Guido in tempi non sospetti. Se hai qualcosa che ti fa soffrire parla con tuo marito/compagno. La sincerità come il mantenere il rapporto quanto più naturale possibile sono il primo passo per tornare alla normalità meritata.
Voi siete in remissione completa(anche tu perchè la sua malattia è anche tua che ne dica chiunque!) gaurisci anche tu insieme a lui.
Un bacione


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MessaggioInviato: 2 mag 2007, 16:33 
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Ciao Cucciola,
ti ringrazio per la tua testimonianza.
Anche io non mi sono arresa e non mi arrendo; diciamo che talvolta mi sconforto - e tanto - però insisto.
Grazie, di cuore. Lo ripeto: ogni punto di vista, ogni testimonianza, mi arricchiscono di sapere e di amici.
Ciao un abbraccio forte. Col cuore.
Sorriso


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 Oggetto del messaggio: Re: ciao sorriso
MessaggioInviato: 2 mag 2007, 16:46 
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cucciola ha scritto:
Se hai qualcosa che ti fa soffrire parla con tuo marito/compagno. La sincerità come il mantenere il rapporto quanto più naturale possibile sono il primo passo per tornare alla normalità meritata.


Bellissime parole Cucciola, che condivido pienamente.

Spiace leggere quanta sofferenza hai dovuto affrontare, ma solleva immensamente leggere di come questa esperienza abbia rafforzato il vostro rapporto.
Vi meritate ogni bene.

Riguardo a Sorriso, non posso che dirti di fidarti ciecamente di quanto ti dice Cucciola, sono parole vere.

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Noi, toccati dalla sofferenza, ci vogliamo un bene speciale (Anonimo)
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Il mio diario di bordo:
viewtopic.php?f=63&t=1357


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MessaggioInviato: 2 mag 2007, 17:47 
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Sì Sabrina, lo so e mi fido. Ciecamente.
Grazie.
Abbraccio.


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MessaggioInviato: 2 mag 2007, 19:21 
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Ciao Sorriso,

sono contenta di leggerti, ti penso spesso, e mi chiedevo come stessero andando le cose.

Ora anche Marco è in remissione completa, da più di un mese. Avrei alcune cose da chiederti, più che altro consigli, e un piccolo confronto, se me lo permetti.

Nel frattempo, un grosso bacio, Silvia.

_________________
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MessaggioInviato: 3 mag 2007, 10:32 
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Ben volentieri!


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 Oggetto del messaggio: Re: ciao sorriso
MessaggioInviato: 3 mag 2007, 11:24 
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cucciola ha scritto:
Non potevo mancare nella zona dall' altra parte trovandomici ....
...


Ciao Cucciola....

Hai scritto un bellissimo post.
Dalle tue parole si capisce quqndo unico sia il vostro rapporto.
E quando tutto sara' finito, lo avrete rafforzato ancora di piu'.

Ti sono molto vicina...

Kika.

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Se metto in file i miei passi, i passi di una vita, potrei arrivare a Parigi, leggermente chino in avanti, lasciando dietro una scia, discreta, di eau de cologne. Un angelo in contromano, hombre. (Alessandro Baricco - Questa storia)


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