Ma come me c'è una tribù di gente che alla fine NON SI ARRENDE!

Adenopatie, Leucemie,Linfomi e Paragangliomi

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MessaggioInviato: 31 ott 2010, 13:08 
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L'apertura di questa sezione mi dà modo di poter correggere un'altra delle invenzioni mediatiche di qualche fantasioso giornalista.
I centri di cura Di Bella non esistono, e se vi risulta il contrario vi pregherei di segnalare il fatto alla Fondazione Di Bella tramite i siti istituzionali.
I tentativi di strumentalizzazione della terapia perpetrati nel tempo, il vociferare di fantomatici "gruppi" di professionisti medici, l'appropriazione indebita e la millantata vicinanza al Professore per "guadagnare" credito verso potenziali pazienti attuata da diversi medici costituirono alcune delle pagine più indegne della vicenda.
Tutto questo ha nuociuto alla terapia e nuociuto ai pazienti che sono incappati loro malgrado in quello che modernamente possiamo definire come "phishing". Sono state carpite buona fede e fiducia delle persone spendendo l'immagine di Di Bella.

Il conto da pagare di vicende come queste ovviamente è sempre stato recapitato in Via Marianini.

Nell' attesa che quindi l'evoluzione delle cose riguardo il Metodo DI Bella possa davvero portare rapidamente all'apertura di "centri" a denominazione di origine controllata vi propongo un esempio "esemplare" ed attualissimo di come alcuni fenomeni si possono produrre, "riprodurre" a velocità impressionante e di come poi "correggere" una "distorsione comunicativa" diventi una impresa al limite del possibile. (ne ha sofferto "parecchissimo" anche l'MDB di tale fenomeno)

E' una delle situazioni in cui è venuto a trovarsi Dario Crosetto.

Faccio un piccolo preambolo indispensabile: Crosetto dieci anni or sono "inventa" la 3D-CBS.
Questa macchina è in grado di superare e surclassare in efficienza e minor radiazione rilasciata sul paziente le attuali PET.
Questa macchina attende da 10 anni il finanziamento per potere essere realizzata ed utilizzata per una diagnosi "precocissima" del cancro. (Pur avendo Crosetto rinunciato ai diritti che gli deriverebbero dal brevetto!)
Non solo: il bassissimo dosaggio delle radiazioni rilasciate sarebbero in linea con le normative sulla salute e di fatto configurerebbero la possibilità di utilizzare il 3D-CBS per campagne di screening !!

Del 3D-CBS potete trovare facilmente una quantità enorme di articoli in rete, forse già lo conoscete, ma non è mia intenzione in questo post di analizzare o pormi polemicamente sulle ragioni di questo impasse INCOMPRENSIBILE.

Vorrei invece "segnalare" cosa può capitare sul terreno della "comunicazione scientifica" che viene attuata da quotidiani, settimanali o mensili in edicola.

il link completo del documento che riporta l'intero accaduto è qui disponibile

http://www.crosettofoundation.org/uploads/406.it.pdf

io ne copio-incollo uno stralcio - (da pagina 5 a pagina 17) è un pò lungo e può sembrare difficile da seguire non conoscendo certi ante-fatti, ma strada facendo si chiarisce da sè la situazione.

Sono appunti che Crosetto muove all'indirizzo di una giornalista che ha pubblicato un articolo che avrebbe dovuto informare e circostanziare certe situazioni e che alla fine si è trasformato in una mostruosità di conclusioni soggettive della medesima giornalista.


* * *
30 settembre 2010
Dott.ssa Reale,
Invio la seguente bozza di risposta al Suo articolo del 20 giugno 2010 invitandola a segnalare eventuali
imprecisioni e ad indicare come intende informare i lettori della rettifica del Suo articolo.
Al suo articolo di 8.159 battute, per rispetto nei suoi confronti, per non richiederLe un tempo superiore a
quello necessario per leggere il Suo articolo, ho cercato di rispondere con un SOMMARIO di 8.153
battute. Tuttavia, per ragioni di rispetto verso il malato di cancro, da parte mia è stato doveroso fornire una
risposta più esaustiva, che si è articolata in circa 90.000 battute, per consentirLe di comprendere a fondo
l’origine del travisamento di concetti fondamentali divulgato dal Suo articolo che, anche se probabilmente
Lei non è consapevole, si pone a danno del malato di cancro. Per ulteriore precisione, in calce, ho risposto
punto-a-punto ai paragrafi del Suo articolo (che compare integralmente nelle ultime due pagine del
presente documento) in modo che Lei abbia maggior possibilità di acquisire tale consapevolezza.
Anche se la risposta di 90.000 battute può sembrare eccessiva, risulta invece irrisoria rispetto ai fiumi di
inchiostro versati negli oltre due milioni di articoli sul cancro pubblicati, nel corso degli ultimi quaranta
anni, su riviste scientifiche e che non hanno portato a risultati significativi nella riduzione della mortalità
prematura da cancro, mentre queste 90.000 battute, qualora fossero tradotte in pratica, potrebbero
sicuramente fornire strumenti più validi per raggiungere questo obiettivo fondamentale.
Tengo a precisare che, alla base della mia risposta, non c’è assolutamente astio personale nei Suoi
confronti; le mie affermazioni si pongono unicamente a difesa del malato di cancro e valgono per qualsiasi
giornalista e per qualsiasi giornale.
Un’informazione scorretta si ritorce principalmente, infatti, contro i malati di cancro e non solo contro il
sottoscritto che difende i loro interessi esponendo considerazioni tecnicamente e scientificamente valide.
Resto in attesa di una sollecita risposta che permetta di collaborare al fine di raggiungere una
chiarificazione dei travisamenti ed errori riportati nel Suo articolo.
Cordialmente,
Dario Crosetto

5

Considerazioni sulla mia telefonata del 1 ottobre alla Dott.ssa Lara Reale
1 ottobre 2010
Dott.ssa Reale,
In data 1 ottobre 2010 Le avevo telefonato per assicurarmi che avesse ricevuto la bozza del mio documento
che Le avevo trasmesso via email il 30 settembre 2010. Quindi Le avevo chiesto di esprimermi le Sue
osservazioni in merito, in particolare se avesse trovato sufficientemente comprensibili i miei chiarimenti a
proposito dei travisamenti del problema del cancro a cui inevitabilmente conducono le conclusioni del Suo
articolo e Le avevo offerto la mia disponibilità ad ulteriori approfondimenti per porvi rimedio.
Proprio perché il problema del cancro è alquanto complesso e proprio perché, nonostante gli enormi
investimenti, si continua ad essere lontani dalla sua soluzione, i travisamenti del problema da Lei veicolati
non fanno che alimentare sfiducia e confusione nei lettori, tutti interessati al problema in quanto probabili
futuri malati di cancro, fornendo oltretutto informazioni evidentemente distorte e scorrette dal punto di
vista scientifico.
Per questo, dal momento che mi risulta che Lei scriva anche su di un giornale di tiratura nazionale, come
La Stampa, nella rubrica Tuttoscienze e percio’ la Sua opinione raggiunga un numero considerevole di
lettori, mi preme correggere urgentemente il tiro per dare un’idea il più possibile corretta del problema del
cancro.
Come si evince chiaramente da tutta la documentazione da me prodotta negli ultimi dieci anni il mio
intento non è quello di prospettare soluzioni che alimentano false speranze, ma di proporre una soluzione
effettiva attenendomi a dati precisi che dimostrano l’efficacia della diagnosi precoce (raggiungibile con le
mie innovazioni), smentita invece dal suo articolo in cui Lei, utilizzando i miei dati senza neanche citare il
mio nome, perviene a conclusioni diametralmente opposte alle mie, corroborando il Suo discorso con
citazioni tratte dai libri di Bobbio e Israel che non si capisce fino a che punto c’entrino con questo
discorso.
Sono rimasto sorpreso quando Lei, durante la telefonata, mi ha comunicato di aver riferito a don Carlo
Semeria che non avrebbe scritto l’articolo sulla tabella comparativa dei progetti di ricerca sul cancro. Non
solo, ma, si è premurata di dirmi che aveva registrato quella telefonata con don Carlo. Sono rimasto
alquanto stupito di non essere stato avvisato di questo, nonostante il mio materiale fosse stato da Lei
utilizzato, anche perché don Carlo, in una riunione del 2 giugno 2010 a Moretta, aveva riferito ad amici
comuni che l’articolo sulla tabella comparativa da pubblicare sulla Voce del Popolo era praticamente
redatto. Non penso pero’ che Lei, nella telefonata registrata, abbia detto a don Carlo che avrebbe utilizzato
il mio materiale strumentalizzandolo, per sostenere, contariamente a quanto da me dimostrato, che la
diagnosi precoce è da cestinare in toto.
Ritenevo molto importante discutere con Lei affinché Le fosse possibile comprendere il valore della
tabella comparativa, che, nel caso fosse tradotta in pratica, porterebbe effettivamente ad una svolta
significativa nella lotta contro il cancro, per cui puo’ immaginare il mio sconcerto quando ho capito che
Lei è contraria alla divulgazione dell’iniziativa della tabella comparativa dei progetti di ricerca sul
cancro e percio’ vorrei comprenderne il motivo.
Non avendo ricevuto, neanche in seguito alla telefonata, una Sua spiegazione valida del fatto che Lei, pur
avendo utilizzato il mio materiale, non abbia citato il mio nome, Le chiederei (dal momento che Lei ha più
esperienza del sottoscritto in “comunicazione”, essendo il suo mestiere quello di comunicare al lettore,
mentre il mio si focalizza maggiormente sull’osservazione e comprensione delle leggi della natura –
scienza-), di immaginare di dover spiegare a degli studenti di scuola media superiore i criteri eticoprofessionali
a cui un giornalista si deve attenere per decidere se citare o meno il nome dell’autore di un
articolo o pensiero da lui riportato.
Affinché Lei comprenda appieno il senso di questa mia richiesta, faccio riferimento ad una citazione di
Leonardo da Vinci che ho avuto modo di apprezzare in occasione di una mia recente visita ad una
bellissima mostra su questo grande artista e scienziato allestita a Forth Worth, in Texas. La citazione di
Leonardo da Vinci che mi ha particolarmente colpito e che sottopongo alla Sua attenzione è la seguente:
“Chi durante una discussione fa riferimento ad un’autorità non sta usando il proprio cervello, bensi’ la
propria memoria” (Chiaramente Leonardo alludeva al principio di autorità, l’ipse dixit che riteneva
necessario superare, ma che purtroppo ancora al giorno d’oggi molti dimostrano di non aver affatto
superato). Quindi, alla luce di questa citazione di Leonardo, la Sua spiegazione ai ragazzi di scuola media
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dovrebbe essere logica, non contradditoria, eticamente accettabile e comprensibile da uno studente che usa
il proprio cervello, senza bisogno che Lei faccia riferimento a citazioni autorevoli.
Nell’esprimere tali criteri, dovrebbe tenere presente quanto mi ha riferito al telefono circa la necessità di
citare o meno la fonte. Da un lato Lei mi ha detto di non aver utilizzato il mio materiale in quanto i dati da
me riportati sono di libero accesso (senza tenere conto che Lei non ha utilizzato solo dati di libero accesso,
ma anche la mia interpretazione che da più di dieci anni sostengo e ribadisco nei miei documenti),
dall’altro lato che bisogna riportare la fonte. Uno studente sveglio, che vuole capire dove sia la via di
mezzo per cui è etico citare o non citare la fonte, potrebbe osservare: “Tutte le parole usate nel suo
articolo, come quelle riportate in tutti i libri, sono pubblicate nel Dizionario della Lingua Italiana Palazzi o
Zanichelli, ecc. Si dovrebbe quindi citare la fonte di tutte le parole?” Dal momento che non si citano tutte
le singole parole con il riferimento al Dizionario, ma si ricorre alla citazione solo quando alcune di queste
sono strutturate in un certo modo da formare un pensiero, qual è il criterio che si deve seguire per citare o
non citare la fonte?
Se, alla luce della citazione di Leonardo, si analizzassero altri punti della nostra conversazione al telefono,
risulterebbe chiaramente che Lei era in contraddizione.
Infatti, quando, in particolare io Le ho precisato che nei miei documenti, quelli che don Carlo Le aveva
recapitato, avevo fatto riferimento a diversi articoli per dimostrare una certa tesi ed avevo citato la loro
fonte (anche del pensiero di Clifton Leaf che a sua volta citava altri articoli), Lei mi aveva risposto: “Io ho
fatto lo stesso, li ho presi da lei, dal New York Times, dall’OMS…” con la “piccola” differenza che
solo io, chissà perché non sono stato citato. Come chiarirebbe questa Sua contraddizione agli studenti?
La sua ammissione di aver fatto come me conferma che Lei, contrariamente a quanto asseriva fosse
consapevole di aver utilizzato il mio materiale, compresa la mia interpretazione, cioe’ in definitiva il mio
pensiero (per una lunghezza superiore ad una colonna di una pagina di giornale). Quindi: “Come giustifica
il fatto che, riferendo il mio pensiero, l’ha attribuito genericamente ad ‘alcuni’, mentre ha citato il nome di
Bobbio e Israel pur essendosi limitata a riportare una loro opinione espressa in poche righe?”
Tuttavia, al di là della necessità di spiegare queste contraddizioni che mettono in luce sue violazioni eticoprofessionali,
l’argomento che bisogna affrontare con urgenza è quello di identificare tutti gli errori
scientifici da Lei riportati nel Suo articolo e rimediare al più presto fornendo ai lettori una versione
corretta. Per questa ragione Le avevo telefonato e chiesto più volte se si capivano le mie spiegazioni degli
errori da correggere, se aveva delle osservazioni in merito a quanto avevo scritto, se necessitavano ulteriori
chiarimenti.
Posso comprendere quanto mi ha detto al telefono, che Lei non intende farmi perdere del tempo in quanto
prima deve capire se avrà lo spazio sul giornale per fornire una versione corretta e che questo dipende dal
Direttore responsabile della Voce del Popolo. Spero proprio che il Direttore sia motivato a fornire
urgentemente le informazioni corrette, a tutela e beneficio dei Suoi lettori.
Cordialmente,
Dario Crosetto
7
20 ottobre 2010
Dott.ssa Reale,
Si sarà resa conto a questo punto che i connotati delle considerazioni del 1 ottobre 2010 sulla mia
telefonata hanno un aspetto diverso dalla lettera del 30 settembre 2010 di accompagnamento alla prima
bozza della stesura definitiva del documento che Le ritrasmetto in allegato. Infatti, se prima si poteva
ipotizzare che i suoi errori fossero la conseguenza di una svista da parte Sua, ora, dopo la telefonata e
soprattutto per il fatto di non aver ricevuto alcun riscontro sulla bozza del 30 settembre 2010, a malincuore
verrebbe da pensare che tali errori potrebbero essere attribuiti ad una Sua precisa scelta, anche se magari
non del tutto consapevole. Dal momento che mi sembra incomprensibile ed inaccettabile che Lei non
dimostri di preoccuparsi del fatto che siano state veicolate informazioni errate, posso solo rinnovare la mia
disponibilità a collaborare per correggere al più presto le informazioni imprecise e scorrette che
costituiscono un danno per il paziente.
Ora che, avvisando Lei (che a Sua volta, in base a quanto mi aveva detto al telefono, aveva già provveduto
ad inviare, in data 1 ottobre 2010, copia della bozza di questo documento al Direttore del giornale) ho
seguito la fase indicata anche dall’insegnamento del Vangelo Mt. 18 v.15-18, ( "...non giudicate e non sarete giudicati" - nota di Romeo) come già riportato nella
bozza e a pagina 24 del documento allegato, non avendo ricevuto osservazioni ne’ da parte Sua, ne’ da
parte del Direttore, non mi rimane altra scelta che informarne la collettività pur non potendo raggiungere
ovviamente i lettori della Voce del Popolo. Pertanto spero che al più presto li si possa raggiungere con la
Vostra collaborazione.
Cordialmente,
Dario Crosetto
8
RISPOSTA PIU’ ESAUSTIVA ALL’ARTICOLO
DELLA DOTT.SSA LARA REALE DEL 20 GIUGNO 2010
Dott.ssa Reale,
Sono rimasto sconcertato dalle conclusioni riportate dal Suo articolo del 20 giugno 2010
Per tutta una serie di disguidi, sebbene avessi chiesto più volte se fosse stato scritto l’articolo relativo alla
documentazione da me inviata alla Vostra redazione tramite don Carlo Semeria a partire dall’aprile 2010,
ho saputo della sua pubblicazione sulla Voce del Popolo solo recentemente, riuscendo finalmente a
leggerlo grazie alla copia da Lei inviatami il 2 settembre 2010 e sono rimasto sconcertato dalle sue
conclusioni.
Ho preparato la presente relazione per chi ha a cuore l’obiettivo della riduzione della
mortalità da cancro e richiede che, a fronte del proprio denaro versato sottoforma di
tasse o contributi a enti “no profit” (o caritatevoli), si fornisca una stima dei risultati in
termini di riduzione percentuale della mortalità da cancro
Ho quindi preparato la presente relazione per chi ha a cuore l’obiettivo della riduzione della mortalità da
cancro e chiedo di sottoporre ai media le due pagine disponibili a
http://www.crosettofoundation.org/uploads/391.it.pdf e relativi allegati al fine di accelerare il raggiungimento di
tale obiettivo attraverso la compilazione della tabella comparativa dei progetti di ricerca sul cancro
disponibile al sito web http://www.crosettofoundation.com/table.php?lang=it che richiede, a chi sottopone
ad esame il proprio progetto per ottenerne il finanziamento, di dichiarare la stima percentuale della
riduzione della mortalità da cancro che pensa di ottenere con la propria proposta nonché la stima dei costi
per ogni vita salvata.
Dal momento che i destinatari di questa relazione mi domandano quali risposte ho ottenuto quando ho
informato diversi giornali circa l’iniziativa della tabella comparativa dei progetti di ricerca contro il cancro,
sottopongo la presente relazione alla Sua attenzione affinché Lei riveda l’articolo in questione in quanto
esso non rispecchia l’obiettivo della riduzione della mortalità da cancro e Le chiedo di segnalarmi
eventuali imprecisioni che desidera che io modifichi per perfezionare la stesura del presente testo prima di
divulgarlo a tutti gli interessati.
L’amico Carlo Semeria, missionario in Brasile, si è impegnato a richiedere al Direttore della
Voce del Popolo di divulgare il messaggio contenuto nelle due pagine in allegato e non
un messaggio opposto, come ha fatto Lei
Per quando riguarda i contatti da me stabiliti con “La Voce del Popolo”, tutto è iniziato a marzo di
quest’anno, quando avevo parlato dell’iniziativa della tabella all’amico don Carlo Semeria, che conosco da
quarant’anni, missionario da più di dieci anni a Belem, in Brasile.
Don Carlo aveva inviato via email dal Brasile un po’ di documentazione in merito al Direttore del giornale
La Voce del Popolo, dott. Marco Bonatti e mi aveva detto che sarebbe andato a trovarlo per parlargliene di
persona in occasione del viaggio in Italia che avrebbe intrapreso a maggio-giugno 2010. Il 31 maggio
2010, infatti, l’avevo sentito al telefono mentre si trovava a Torino e mi aveva riferito di aver stampato
l’ultima versione delle due pagine relative alla presentazione della tabella che gli avevo inviato il
medesimo giorno e che si trovano al sito http://www.crosettofoundation.org/uploads/391.it.html e le venti pagine
degli allegati relativi alla Dimensione del problema: http://www.crosettofoundation.org/uploads/383.it.html, ai
Magri Risultati: http://www.crosettofoundation.org/uploads/382.it.html, ed alla Necessità di un cambiamento:
http://www.crosettofoundation.org/uploads/388.it.html per consegnarle il giorno successivo al Dott. Bonatti e
discuterne insieme. Successivamente, Don Carlo mi aveva detto che il Direttore aveva incaricato una
giornalista (che sarebbe stata Lei) di scrivere un articolo per informare la popolazione riguardo
all’iniziativa della tabella descritta nei documenti che egli aveva stampato, aggiungendo che Lei mi
avrebbe contattato via emaill. Non avendo ricevuto alcun email, nei giorni successivi avevo parlato con
Don Carlo che mi aveva assicurato che Lei aveva letto molti documenti sul sito della Crosetto Foundation
e che aveva trovato molte informazioni chiare e utili.
Vedendo ora il risultato del Suo articolo non riesco a capacitarmi di come, utilizzando i dati da me forniti,
Lei abbia comunicato un messaggio completamente opposto a quello contenuto nelle due pagine e relativi
documenti accessibili ai links riportati nelle medesime (vedi
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http://www.crosettofoundation.org/uploads/391.it.pdf) che costituiva la ragione per cui don Carlo Semeria aveva
contattato il Direttore e per cui il Direttore aveva contattato Lei.
Se don Carlo Semeria o il Direttore avessero avuto l’intenzione di richiedere un articolo contrario a quanto
da me espresso nel materiale inviato, immagino che mi avrebbero sicuramente avvisato ed avremmo
discusso sulla diversità di opinione. A quel punto avrei chiesto, come minimo, di non strumentalizzare il
materiale da me fornito, come purtroppo è invece accaduto.
Il Suo articolo utilizza il materiale da me fornito per pubblicizzare i libri di Bobbio e Israel che,
diversamente da me, mettono in dubbio l’efficacia della diagnosi precoce. Inoltre, Lei
non evidenzia l’inutilità e contraddizione di continuare a sostenere il costo del cancro
di 500 euro pro-capite all’anno per una causa che considera persa
Mi domando se la Sua scelta di pubblicizzare nel Suo articolo del 20 giugno 2010 dal titolo “Ai confini del
cancro” i due libri di Bobbio e Israel dopo essersi dilungata per tre colonne sulla trattazione di diversi
aspetti del problema del cancro (l’inefficienza dei risultati sulla riduzione della mortalità da cancro che
negli ultimi 50 anni sono stati di appena il 5%, rispetto 64% riscontrato per le malattie cardiovascolari, e a
fronte di costi ingentissimi l’efficacia della diagnosi precoce effettuata con il PAP test, l’inefficacia della
diagnosi precoce effettuata con la TAC e PSA) sia dovuta ad una questione di sola sfortuna o non sia
piuttosto da attribuire ad una sua decisione veramente inappropriata.
Infatti sia il titolo del libro di Bobbio, che le citazioni da Lei riportate, non sembrano riferirsi in modo
specifico al problema del cancro, bensi’ alla medicina in generale. Da quanto Lei riporta, ad esempio, non
so in base a quali argomenti e dati Bobbio sostenga che: “La medicina odierna dispone di esami sempre
più sofisticati e sensibili, per cui è possibile anticipare la diagnosi in fasi sempre più precoci. In tal modo,
avendo individuato in anticipo la presenza di una malattia, si induce il prolungamento illusorio della
durata della vita, senza spostare in modo significativo la data del decesso.”
Per quanto riguarda il cancro, dati sperimentali dimostrano che LA DATA DEL DECESSO, in caso di
DIAGNOSI PRECOCE è spostata significativamente. A tale proposito, nei miei libri, nei miei documenti
disponibili al mio sito web, nelle presentazioni che ho effettuato presso centri di ricerca in Europa, negli
USA e in Canada, nonché presso vari ospedali, ho fornito sia dati crudi che elaborati tratti da articoli
scientifici o divulgativi (da FORTUNE e WIRE Magazine, ecc.), e non ho riscontrato contestazioni ai dati
presentati che dimostrano che la diagnosi precoce del cancro SPOSTI SIGNIFICATIVAMENTE LA
DATA DEL DECESSO. Infatti, se un cancro viene diagnosticato precocemente, c’è probabilità di salvare
la vita al paziente dal 90% al 98% dei casi. Sottolineo che tali dati sperimentali sono stati attinti da fonti
autorevoli quali il SEER degli USA e per una trattazione più completa rimando al libro: “Come Vincere il
Cancro” (che si puo’ richiedere gratuitamente al sito web http://www.crosettofoundation.org).
In particolare, i dati sperimentali crudi che dimostrano che la diagnosi precoce del cancro sposta
significatamente la data del decesso sono disponibili a:
http://www.crosettofoundation.com/uploads/233.it.pdf e http://www.crosettofoundation.org/uploads/237.it.pdf.
Questo disaccordo fra quanto universalmente riconosciuto e quanto sostenuto da Bobbio circa la possibilità
di spostare in modo significativo la data del decesso con la diagnosi precoce si puo’ sicuramente superare
confrontando i dati utilizzati per pervenire a conclusioni opposte. Per quanto riguarda i dati ufficiali
universalmente riconosciuti a cui mi riferisco io, si è a conoscenza delle fonti e dei criteri utilizzati per la
loro raccolta. Per quanto riguarda le opinioni di Bobbio da Lei riportate nel Suo articolo Lei non le
supporta, ne’ con la citazione delle fonti a cui egli fa riferimento, ne’ dei dati utilizzati, ne’ tantomeno dei
criteri con cui sono stati raccolti.
In campo scientifico, comunque non si puo’ essere in disaccordo più di tanto, in quanto il giudice è la
legge della natura che si pronuncia attraverso l’osservazione dei fenomeni naturali e l’analisi dei risultati
sperimentali.
Se invece i dati riportati da Bobbio si riferivano ad altre malattie i cui risultati dimostrano che la diagnosi
precoce non ha spostato significativamente la data del decesso, Lei doveva riportare i dati della malattia
specifica con riferimenti a risultati sperimentali a supporto di quella specifica affermazione.
Al di là di tali considerazioni una cosa comunque è certa: trattando il problema del cancro nelle prime tre
colonne del Suo articolo e citando le frasi di Bobbio e Israel che non presentano soluzioni, il lettore è
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indotto a pensare che Bobbio e Israel non abbiano idea su come risolvere il problema del cancro se non
“arrendendosi” «all’idea che la medicina resta anzitutto un’arte».
Dando per valida la Sua visione pessimistica del problema dovuta alla constatazione dell’inutilità delle
spese per le cure medico-farmacologiche in base a quanto da Lei trattato nelle prime tre colonne del Suo
articolo e che si debba “arrendere” affidandosi unicamente al rapporto medico-paziente, dal momento che
non si deve porre fiducia nel miglioramento di apparecchiature o tecnologie miracolose (perché “…
sebbene imperi la concezione della medicina come scienza oggettiva, basata su dati incontrovertibili e
apparecchiature infallibili, dobbiamo “arrenderci” all’idea che la medicina resta anzitutto un’arte,
basata sulla pratica clinica e sul rapporto medico-paziente”), per assurdo si dovrebbe dedurre che quei 93
miliardi di dollari da lei riportati in quinta colonna quali spese annuali per cure medico-farmacologiche
negli USA, siano destinati unicamente ai 4.239 oncologi operanti negli USA, visto che Lei non parla della
necessità di riduzione di tali costi. Ma francamente parrebbe eccessivo uno stipendio di 22 milioni di
dollari all’anno percepito da ogni oncologo (93 miliardi diviso 4.239). Dal momento poi che da 50 anni
non si registrano risultati di riduzione significativa della mortalità da cancro, avrebbe almeno potuto
proporre che tanto vale tenersi i soldi in tasca e godersi la vita quanto più possibile.
A proposito poi della “tecnologia miracolosa” va detto che è un vero controsenso in quanto la tecnologia si
basa su risultati tangibili, riproducibili in modo affidabile, mentre un “miracolo” non è riproducibile.
In conclusione, nel suo articolo si riscontra un miscuglio di citazioni sul cancro che si intersecano con
citazioni di Bobbio e Israel (che si strutturano secondo i seguenti punti trattati in sequenza: dati sui costi
esorbitanti, dati sull’inefficacia dei risultati, riferimento ad una tecnica di screening che funziona e
due che non funzionano per supportare la Sua teoria che prevede di cestinare la diagnosi precoce in
toto, citazioni di Bobbio a supporto della Sua teoria di cestinare la diagnosi precoce “perché non
sposta la data del decesso”, definizione scorretta dei “falsi positivi” e “falsi negativi”, spesa del
cancro aumentata di circa 100 volte in 50 anni, Sua conclusione che dobbiamo “arrenderci” all’idea
che la medicina resta anzitutto un’arte, sostenuta rimandando al libro di Israel) per sostenere una Sua
teoria che non fa che aggiungere confusione, disorientando il lettore e che soprattutto porta a conclusioni
scorrette sul trattamento del problema del cancro che occorre correggere al più presto.
Invece la mia è un’analisi costruttiva che propone degli strumenti che possono contribuire
alla risoluzione del problema del cancro
Ben diverso è il mio messaggio riportato nelle due pagine
(http://www.crosettofoundation.org/uploads/391.it.pdf). In esse analizzo, con dati inconfutabili, l’inefficacia
degli interventi passati e di quelli attuali in termini di riduzione della mortalità da cancro per capire le
ragioni dell’inefficacia, non per criticare, colpevolizzare o creare uno scandalo, ma per identificare gli
errori, correggerli e proporre degli strumenti che permettano di percorrere una strada diversa che
porti a dei risultati in tale riduzione. La mia proposta non è una critica fine a se stessa, bensì
un’analisi costruttiva per risolvere il problema.
La proposta della tabella comparativa dei progetti di ricerca sul cancro, che richiede ai possibili destinatari
dei fondi di dichiarare, a fronte dei fondi richiesti, la stima percentuale della riduzione della mortalità da
essi rivendicata, è, infatti, uno strumento idoneo a cambiare la situazione che si protrae da oltre mezzo
secolo e che non ha offerto risultati significativi.
Nel Suo articolo Lei utilizza il materiale da me fornito senza mai riportare il mio nome
(indicandomi con “alcuni”), mentre cita il nome di Bobbio e di Israel di cui riporta solo
un breve contributo di semplici opinioni, non supportate da argomentazioni
scientifiche
La prima colonna del suo articolo (a parte il riferimento al congresso di Chicago) non fa che riportare
praticamente le informazioni che le ho fornito, tra l’altro senza citare la fonte in quanto non c’è il minimo
accenno che le ha ricevute da me, il che costituisce una violazione dell’etica professionale. In quinta
colonna l’informazione “nel 2008 la spesa per le cure…” piove anche quella dal cielo in quanto non dice di
averla desunta dai miei documenti ricchi di link che rimandano a tutti i dati disponibili sul mio sito web.
Il fatto che Lei, durante la nostra conversazione telefonica del 1 ottobre 2010 sostenesse di essere giunta ai
dati disponibili sul web in modo indipendente dai miei documenti lascia perplessi in quanto e’ singolare
che Lei non abbia pensato di analizzare l’aumento dei costi del cancro in Italia o in Europa ed abbia invece
citato (tra centinaia di dati al riguardo disponibili sul web), due cifre precise riferite alla spesa per le cure
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medico-farmacologiche del cancro negli USA che ammontavano a 93 miliardi di dollari nel 2008, contro
1,2 miliardi di dollari nel 1963, guarda caso, le stesse che risultano dai link
http://www.crosettofoundation.org/uploads/329.it.pdf che si trovavano nel mio materiale che Lei aveva ricevuto
da don Carlo Semeria. Neanche la mia dimostrazione, supportata da dati, che il costo del cancro e’
aumentato di 100 volte in 50 anni, non ha ottenuto la Lei alcuna legittimita’ di riconoscimento.
Ad un lettore che legge il suo articolo e poi le mie due pagine sul web, può venire da pensare: “Ma guarda,
Crosetto ha copiato queste informazioni da Lara Reale”. Nelle mie presentazioni o testi, se riporto una
sequenza di dati presentati ad esempio da Clifton Leaf (già capo editore della famosa rivista “FORTUNE
Magazine”), al di là di fornire la fonte dei dati medesimi (NIH, SEER, NCI, CDC, ecc.), cito anche la fonte
che li riporta (Clifton Leaf) perché quei dati che lui ha scelto mirano a spiegare una situazione o un
concetto e gli riconosco la paternità proprio per aver scelto certi dati e non altri a sostegno delle sue
considerazioni.
Invece Lei ha copiato da me decine di dati con relative considerazioni sui dati medesimi (il che implica
aver riportato diverse mie idee) dilungandosi per più di una colonna senza citare il mio nome (sebbene io
abbia pubblicato diversi articoli scientifici e quattro libri, di cui tre in italiano ed uno tecnico-scientifico in
inglese), mentre ha citato Bobbio ed Israel, pur avendo riportato un intervento non troppo approfondito del
primo e pur essendosi limitata a menzionare una brevissima considerazione del secondo.
Invece di domandarsi perché lo screening effettuato con il PAP test funziona per la diagnosi
precoce del cancro e quello con la TAC e PSA non funzionano, Lei prende come
pretesto i due che non funzionano per cestinare la diagnosi precoce in toto
In seconda colonna afferma: “In alcuni casi la diagnosi precoce ha portato ottimi risultati…” Indica quindi
il PAP test, affermando poi: “Si potrebbe pensare allora che la vera chiave di volta sia la messa a punto del
test giusto per la diagnosi precoce dei diversi tumori”.
A quel punto invece cita i tests che non danno buoni risultati. Ma, invece di domandarsi, come sarebbe
stato logico, la ragione per cui il PAP test dà degli ottimi risultati, mentre invece il PSA, lo screening al
polmone effettuato con la TAC ed altri non danno risultati significativi, Lei ha preso come pretesto i due
esempi del PSA e della TAC al polmone per distruggere e cestinare la “diagnosi precoce” in toto, anche se
prima l’aveva considerata come la chiave di volta. Se avesse letto un po’ più approfonditamente la mia
documentazione riportata sul web, avrebbe trovato la risposta che spiega la ragione per cui la diagnosi
precoce effettuata con la TAC non funziona, mentre il PAP test funziona. Lei riporta l’informazione che ha
copiato da me laddove affermo che le apparecchiature attuali diagnosticano il cancro quando è troppo
grande (più o meno un centimetro cubo, cioè le dimensioni di un acino d’uva, corrispondente a oltre un
miliardo di cellule) probabilmente senza capirne il vero significato e senza preoccuparsi di chiarire ciò che
non aveva capito.
Studiando l’argomento più a fondo capirebbe che la differenza delle informazioni fornite dall’esame PAP
test e dalla TAC consistono in sostanza nel fatto che nel primo (PAP test) si ha una risoluzione 1.000 volte
superiore al secondo (TAC) e che è praticamente impossibile aspettarsi che nei prossimi anni la TAC
migliori la risoluzione spaziale di 1.000 volte, per giunta con la necessità di ridurre la dose di radiazione al
paziente ed, inoltre, se si riuscisse a risolvere il problema di effettuare un riconoscimento di immagine
delle cellule cancerose tra triliardi di cellule normali in tempi di calcolo ragionevoli, il costo del computer
utilizzato per tale riconoscimento sarebbe esorbitante, improponibile per un’apparecchiatura commerciale.
Quindi, se i giornalisti studiassero questi problemi, (oppure ponessero delle domande specifiche agli
esperti (ad esempio: “Perche’ lo screening con il PAP test funziona e con la TAC non funziona? Quali
miglioramenti dovrebbero essere implementati nella TAC?”) e poi sottoponessero le risposte ricevute al
commento di altri esperti non correrebbero il rischio di amplificare per l’ennesima volta l’annuncio
ingannevole della possibilità di una diagnosi precoce ottenibile attraverso lo screening effettuato con la
TAC almeno finché non fossero in possesso di dati attendibili in grado di dimostrare che tutti i problemi
elencati prima riferiti alla TAC possano essere risolti con qualche nuova tecnologia.
Di seguito spiego in maggior dettaglio, in due sottocapitoli, perché, ancora prima di effettuare la
sperimentazione, sarebbe stato possibile aspettarsi dei risultati positivi dallo screening effettuato con il
PAP test mentre non lo sarebbe stato con lo screening effettuato con la tecnologia TAC attuale.
12
Anziché documentarsi e riportare che si potevano evitare tante radiazioni inutili al paziente e spreco
di denaro per ripetere sempre il medesimo screening fallimentare con la TAC, Lei copia dei
dati da me riportati a proposito della TAC che può solo vedere agglomerati di milioni e
miliardi di cellule, senza dimostrare di comprendere che finché non si migliora la TAC di 1.000
volte (cosa praticamente impossibile), è inutile riprovare
Infatti, sia nella mia documentazione che nelle diapositive presentate in tutta Italia, presso diverse
università, ospedali e centri di ricerca, sedi di provincia e di comune, può vedere che dal 2003 alcune
diapositive da me presentate (in particolare vedi home page della crosetto foundation alla diapositiva 19 di
http://www.crosettofoundation.com/uploads/138.pdf presentata il 26 febbraio 2006 al Presidente della
Tecnogranda a Cuneo e in molte altre occasioni) rimandano a giornali degli USA che riportano l’avventura
di Gregory Robertson che ha iniziato ad introdurre le TAC nei centri commerciali per dare la possibilità di
effettuare lo screening a chi andava a fare la spesa.
Robertson aveva cercato di creare un mercato con degli slogan del tipo: “Se vuoi bene a tuo zio o a tuo
nonno, regalagli un esame di screening con la TAC dal costo di 700 dollari”. Al che io avevo commentato
“Se ami ‘da morire’ tuo zio regalagli ...tanta radiazione da farlo morire prima”, nel senso che, in realtà,
quell’esame TAC forniva tanta radiazione da procurare la morte (o accorciare la vita) se uno avesse
insistito con quel tipo di screening senza neanche avere la certezza di essere esente dal cancro dopo aver
ricevuto l’esito negativo dell’esame.
Dal 2003 spiegavo che non era necessario sperimentare quella tecnica di screening per capire che non
serviva a nulla se non ad accorciare la vita per via dell’elevata dose radioattiva ricevuta dal paziente.
Spiegavo che non era necessario provare per verificare. Era sufficiente capire come funziona la TAC per
rendersi conto esattamente della questione del miliardo di cellule sopra menzionato. Infatti la TAC misura
la densità, riesce a vedere solo dimensioni corrispondenti ad un acino d’uva, cioè un miliardo di cellule,
troppe per poterla considerare una diagnosi precoce.
Questa iniziativa dello screening effettuato con la TAC nei centri commerciali dopo tre anni fallì.
Nonostante questo, lo stesso screening è stato introdotto di lì a poco in Italia senza tenere conto dell’esito
negativo di quell’esperienza negli USA, perché l’obiettivo forse era di iniziare un’attività che facesse fare
un po’ di soldi e offrisse l’occasione di pubblicare qualche articolo scientifico sullo screening a qualche
luminare creando inutili illusioni ai pazienti.
E adesso Lei, probabilmente in modo inconsapevole, si basa sull’esperienza negativa dello screening al
polmone effettuato con la TAC per buttare nel cestino la “diagnosi precoce” in toto senza domandarsi,
come ho già sottolineato precedentemente, perché la TAC non è utile per la diagnosi precoce, mentre il
PAP test lo è.
Il PAP test presenta meno “falsi positivi” in quanto osserva le cellule al microscopio, cosa impossibile
per la TAC che dovrebbe migliorare di 1.000 volte per offrire la medesima risoluzione
Se in terza colonna del Suo articolo Lei si domandasse e cercasse di capire perché il PAP test ha portato
ottimi risultati e la TAC no, scoprirebbe che col PAP test si ottengono ottimi risultati con pochi falsi
negativi e falsi positivi, perché si osservano le cellule al microscopio e si vede la differenza in forma e
struttura delle cellule cancerose rispetto a quelle normali (Ha mai visto al microscopio la differenza tra le
cellule cancerose e quelle normali con un ingrandimento dello stesso tessuto neoplastico circa mille volte
superiore rispetto alle immagini ottenute con la TAC? Sebbene Lei non sia un’anatomopatologa, sono
certo che riuscirebbe a descrivere più dettagli dell’immagine ingrandita 1.000 volte al microscopio rispetto
a quella fornita dalla TAC).
La TAC misura solo la densità dei tessuti e per poter vedere le cellule con la medesima risoluzione del
microscopio in modo da distinguere chiaramente quelle cancerose da quelle normali, la risoluzione della
TAC dovrebbe aumentare di circa 1.000 volte (dal mm al micron). Inoltre si dovrebbe utilizzare un computer
capace di effettuare un riconoscimento di immagini su triliardi di cellule. Comprendendo ciò, ci si
guarderà bene dal pubblicizzare uno screening effettuato con la TAC, come purtroppo è avvenuto prima in
USA e poi in Italia, perché ci si renderà conto che esso non potrà raggiungere l’efficacia del PAP test.
Per esempio, supponendo di risolvere il problema della risoluzione spaziale della TAC, raggiungendo cioè
la risoluzione del micron che richiederebbe pero’ dosi massicce di radiazione, quasi letali per il paziente,
resterebbe da risolvere anche il problema di riconoscimento della forma di triliardi di cellule in tempi
13
ragionevoli e neanche il computer più potente del mondo avrebbe la capacità di calcolo necessaria per
compiere questa operazione (a parte il costo esorbitante che avrebbe questo ipotetico computer).
La Sua credenza che non bisogna scendere nel piccolo per evitare i “falsi positivi” è
completamente sbagliata. La realtà è esattamente opposta: occorrono
apparecchiature più precise, in grado di filtrare efficacemente il rumore per poter
osservare il piccolo
La sua affermazione «Occorre pero’ tenere presente che più si scende nel piccolo, ad esempio, più è
difficile stabilire se si è dinanzi a un “falso positivo”…» non solo è completamente sbagliata, ma risulta
fuorviante, perché fa pensare che non bisogna migliorare le misure, non bisogna andare nel piccolo, non
bisogna essere più precisi perché si rischia di commettere errori.
La realtà è esattamente l’opposto: si fanno errori proprio perché si utilizzano apparecchiature poco precise.
In base a questa affermazione si rischia di far credere che a osservare le cellule con degli occhiali o delle
semplici lenti si avrebbero possibilità migliori di individuare le cellule cancerose distinguendole da quelle
normali rispetto all’osservazione con il microscopio che “scende sempre più nel piccolo”. Quello che Lei
chiama impropriamente “scendere nel piccolo” altri la chiamano impropriamente “sensibilità” di una
apparecchiatura.
Entrambi i concetti, quello Suo e quello della sensibilità che portano a commettere errori, si riferiscono in
realtà al cosiddetto “rumore” riscontrabile a proposito dei dispositivi di rilevazione dei segnali nelle
apparecchiature diagnostiche che bisogna filtrare per ridurlo e/o eliminarlo attraverso la possibilità di
eseguire algoritmi complessi in grado di separare i segnali utili dal “rumore”, cosa che riesce ad ottenere la
mia innovazione che, riducendo enormemente il rumore, fornisce misure molto più precise ed attendibili
diminuendo considerevolmente il numero dei “falsi positivi” e dei “falsi negativi.”
La soluzione per una diagnosi precoce efficace è riportata al mio sito web dove descrivo i
segnali relativi alle mutazioni delle cellule in cancerose (odore, temperatura,
fluorescenza, densità, metabolismo) analizzando per ognuno le informazioni fornite
per individuare le più attendibili sull’inizio dello sviluppo del cancro
Alla pagina principale del mio sito web (che, secondo quanto mi aveva riferito don Carlo, Lei stava
studiando a fondo senza avere bisogno del mio aiuto) puo’ vedere che inizio ad analizzare i segnali meno
attendibili per individuare il cancro (odore, temperatura, fluorescenza, densità dei tessuti) fino ad arrivare
all’individuazione di quelli più attendibili relativi al cambiamento di metabolismo.
Nel mio sito web, attraverso ragionamenti logici, analizzo quali sono i segnali che si manifestano in una
mutazione delle cellule, fenomeno tipico dello sviluppo di una neoplasia. Tra questi analizzo quelli che
sono più attendibili, che danno un minor numero di “falsi positivi” e “falsi negativi”. A tal proposito devo
rimarcare che la definizione che lei ha riportato sui “falsi negativi” e sui “falsi positivi” è errata. Il “falso
negativo” non si riferisce a “cellule apparentemente normali che tuttavia degenerano nel tempo”. In realtà
si tratta di cellule già maligne (e non “apparentemente normali”), ma che le tecnologie diagnostiche attuali
non riescono ancora a identificare a causa della loro inefficienza.
Quindi, se vuole la corretta definizione, si è in presenza di “falso positivo” quando si diagnostica un cancro
che non c’è e di “falso negativo” quando il cancro esiste e non viene diagnosticato.
Gli errori, in entrambi i casi, dipendono da molteplici fattori, ad esempio dall’inefficienza
dell’apparecchiatura, dall’inesperienza del medico nel correlare le informazioni fornite da diversi esami.
Sta di fatto che “il tempo” proverà che c’è stato un errore. Nel caso di “falso negativo” costerà la vita al
paziente perché il tumore sarà diagnosticato troppo tardi e nel caso del “falso positivo” il paziente sarà
sottoposto a rischi e paure inutili per non parlare dei costi che questo comporta.
14
Il segnale più affidabile per individuare il cancro è quello associato ai processi biologici,
rilevabile ancora prima che avvenga un cambiamento morfologico. Per diminuire la
radiazione al paziente e scoprire i micro noduli di cancro, non le sembrerebbe logico
aumentare l’efficienza catturando un segnale su 25 dai marcatori tumorali anziché uno
su 10.000, come fanno le PET attuali?
Quindi, se Lei studiasse in modo approfondito il mio materiale riportato nella home page del mio sito web
http://www.crosettofoundation.org, vedrebbe che il segnale più affidabile per individuare il cancro è quello
associato ai processi biologici rilevabile prima che avvenga un cambiamento morfologico.
Sapendo che un tessuto canceroso ha un’attività metabolica elevata, fino a 70 volte rispetto a quello
normale e che le apparecchiature attuali basate sulla misurazione di quel parametro (le PET attualmente
utilizzate negli ospedali) catturano solo un segnale su 10.000 provenienti dai marcatori tumorali, non le
sembrerebbe logico aumentare l’efficienza nella cattura di quei segnali per identificare
precocemente i micro noduli riducendo la dose di radiazione somministrata al paziente (Possibilità
che ho realizzato con la mia tecnologia innovativa)?
Una volta compreso che è necessario aumentare l’efficienza nel catturare con la massima precisione tutti i
segnali possibili provenienti dai marcatori tumorali (fotoni) non trova logico che ci si debba focalizzare
sull’aumento in efficienza nel rilevamento delle particelle, come ho fatto io nella mia invenzione?
Così come la motivazione economica non teneva conto, nel caso della TAC, ne’ dei parametri scientifici
che spiegavano già in partenza che lo screening effettuato con tale apparecchiatura non era adatto per la
diagnosi precoce, ne’ teneva conto della prova sperimentale fallimentare negli USA che avrebbe dovuto
servire per bloccare la ripetizione dello screening effettuato con la TAC in Italia, allo stesso modo, in base
alla stessa motivazione economica che prevale sulla scienza e sull’interesse del malato, attualmente si
continuano a produrre e ad utilizzare apparecchiature PET che catturano con misure poco precise e con
possibilita’ limitate di filtrare il “rumore”, soltanto un segnale su 10.000 provenienti dai marcatori
tumorali, e che richiedono oltretutto la somministrazione di dosi elevate di radiazione ai pazienti.
La cosa più logica sarebbe stata quella di chiedere a Bobbio e ad Israel se, dopo aver condiviso la
veridicità dei dati che Lei ha copiato dalla mia documentazione, avessero delle idee positive per ridurre la
mortalità da cancro o meno. Ricevuta la loro risposta negativa, che cioe’non avevano la più pallida idea di
che direzione seguire, di quali strumenti adottare per ridurre la mortalità da cancro il discorso doveva finire
li’, senza cercare di dimostrare che non serve a nulla migliorare le apparecchiature, andare verso il
più piccolo, verso il più preciso, cioe’ verso il progresso.
Abbiamo bisogno di idee positive per risolvere il problema del cancro senza demonizzare in
toto le nuove tecnologie, distinguendo quelle valide da quelle fasulle.
Se invece i due autori da Lei citati avessero temuto di essere sostituiti da apparecchiature sempre più
sofisticate avrebbero trovato pieno appoggio e condivisione da parte mia, perché sono profondamente
convinto che in definitiva è essenziale l’esperienza del medico che deve saper interpretare, correlare i
risultati di vari esami, di varie informazioni relative al paziente.
Ma sono anche convinto che bisogna fornire al medico informazioni quanto più precise possibile. E’
meglio una bilancia con la risoluzione del decimo di grammo o dell’ettogrammo?
E’ meglio una PET capace di catturare in modo preciso un segnale su 25 (cioe’ tutti i segnali catturabili
dalla radiazione emessa dal corpo del paziente) oppure in modo impreciso un segnale su 10.000 (e
somministrare inutilmente radiazione eccessiva al paziente che non viene utilizzata a fini diagnostici)?
In merito alla Sua citazione di Bobbio: «Certe volte l’anticipazione della diagnosi fornisce risultati
favorevoli in modo del tutto fittizio», non pensa che questa sia una visione particolare della Medicina del
Dott. Bobbio, tuttavia, dopo averle fornito il materiale che dimostra il contrario, non pensa che un
giornalista abbia anche il dovere di riportare l’approccio di milioni di medici coscienziosi che hanno a
cuore la salute del paziente e per questo vogliono effettuare scelte e diagnosi da professionisti informati
sulle condizioni del paziente (non al buio) a partire dall’interrogare il paziente e valutare le sue risposte,
dall’esaminarlo visivamente, palpandone il corpo, sentendolo con lo stetoscopio e avvelendosi di tutte le
informazioni che puo’ avere da una strumentazione precisa che fornisce informazioni attendibili che
diversamente non potrebbe ricevere?
15
Il tutto per arrivare ad una diagnosi consapevole, propria di un medico informato sulle condizioni del
paziente. Infatti, diversi articoli scientifici riportano che: “La premessa Centrale della Medicina afferma
che ogni attività biologica è il risultato di reazioni biochimiche ed alla base di ogni fenomeno patologico
vi è un difetto biochimico. Scopo costante della medicina è perciò quello di identificare l’attività
biochimica anormale associata ad una data patologia e di osservare tale anormalità direttamente ed il
più presto possibile nell’organismo malato”
Sarà poi l’esperienza del medico che valuterà il peso di ogni informazione ricevuta, di ogni esame.
Gli strumenti e gli esami sono lì per aiutare il medico nella diagnosi, non per sostituirlo.
Se i risultati sono “fittizi” bisognerebbe indagare sulla bontà della diagnosi. E’ assurdo sostenere che un
medico esperto pronunci una diagnosi più attendibile disponendo di meno informazioni (e/o da
strumentazione poco precisa) anziché di più informazioni (ottenute da strumentazione precisa). Piuttosto
può accadere che alcuni medici non siano in grado di gestire molte informazioni per valuare e
scegliere quelle più importanti. In tal caso dovrebbero riprendere gli studi o aggiornarsi, oppure
dovrebbero segnalare il paziente, a colleghi più esperti in grado di poter gestire più informazioni
utili.
La responsabilità della “bufala” non è solo di chi la propone, ma anche del giornalista che la
divulga amplificandola con notizie non scientifiche, passando sotto silenzio quelle
serie e fondate
Perché Lei, come suggeriscono le conclusioni del Suo articolo, preferisce brancolare nel buio, anziché
approfondire, studiare, leggere la documentazione che risponderebbe ai dubbi seguendo semplici
ragionamenti logici?
Perché buttare nella pattumiera una nuova cura o tecnologia, generalizzando ed etichettando tutto come
“miracoloso” invece di approfondire per separare le “bufale” (che inquinano la vera ricerca ed il progresso
e scoraggiano l’opinione pubblica, costituendo uno spreco di denaro ed un danno alla società) dalla ricerca
seria, basata su solidi fondamenti scientifici, che avrebbe già potuto salvare molte vite?
La responsabilita’ della “bufala” non è solo di chi propone, ma soprattutto di chi le dà spazio e l’amplifica,
mentre tace e non approfondisce le notizie serie. E dire che basterebbe un minimo sforzo di coerenza
professionale da parte del giornalista per verificare se si tratti o meno di una “bufala”.
Ad esempio la notizia divulgata dalla RAI sui cani che scoprono il cancro fiutandolo, è stata
sgonfiata da un mio articolo che ha costretto la RAI a rimuovere immediatamente il
video relativo dal proprio sito
Prendiamo ad esempio la notizia dei cani che scoprono il cancro fiutandolo, annunciata in un video alla
RAI qualche tempo fa.
Era sufficiente domandarsi che cosa ci fosse alla base dell’annuncio di quella notizia miracolosa. Si
trattava del riconoscimento dell’odore dell’urina o di altri cambiamenti di odore che si manifestano con lo
sviluppo del cancro.
Tuttavia, anche dopo aver mangiato gli asparagi o per diverse altre ragioni l’odore dell’urina puo’
cambiare (e non si deve escludere la possibilità di poter costruire apparecchiature molto più precise nel
rilevare gli odori rispetto al “fiuto” del cane). Ma tra tutti i segnali (cambiamento in odore, temperatura,
fluorescenza, densità dei tessuti, metabolismo) che possiamo ricevere da una mutazione di cellule normali
in cancerose, l’odore è quello meno specifico, che porterebbe a troppi falsi positivi.
Un semplice ragionamento logico avrebbe dovuto indurre a domandarci quali tra i segnali elencati prima
(oppure una combinazione dei medesimi) forniscano risultati più attendibili ed univoci.
Ho quindi dimostrato con parole semplici che la notizia aveva parecchio contenuto folkloristico, solo per
attirare “audience”, e poco contenuto scientifico.
Ho quindi pubblicato un articolo on-line sul web (vedi http://www.crosettofoundation.org/uploads/402.it.pdf) e
la RAI è stata costretta a togliere quel video anche dal suo archivio nel giro di poche ore.


Ultima modifica di Romeo61 il 31 ott 2010, 13:34, modificato 4 volte in totale.

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(segue da precedente post)
16
Un altro caso, meno fortunato per la scienza, riguarda la notizia relativa all’annuncio della
“Scatola Magica” di Veronesi diffusa dai media l’8 giugno 2010. I media hanno
gonfiato la “bufala” priva di qualsiasi pubblicazione scientifica, generando molte
illusioni e favorendo atteggiamenti non scientifici
Un altro caso, purtroppo meno fortunato per la scienza, è stato quello dell’annuncio della “Scatola Magica”
di Veronesi apparso su molte testate giornalistiche e ai telegiornali dell’8 giugno 2010, che ha creato false
speranze nelle corsie degli ospedali

http://www.ilgiornale.it/interni/verone ... comments=1

Al ricevimento della notizia ho immediatamente telefonato al dott. Massimo Bellomi, che, secondo quanto
riportavano i giornali, era stato nominato capo della task force della “Scatola Magica”, da Umberto
Veronesi.
In pochi minuti il castello di carta è stato smantellato in quanto Bellomi mi ha detto che non c’era una sola
pubblicazione scientifica che potesse indicarmi come riferimento da poter studiare a fondo.
Alle domande specifiche in che cosa consistesse questa scatola magica, Bellomi non aveva risposta.
Ha poi aggiunto che si trattava di una apparecchiatura a risonanza magnetica comunemente installata in
molti ospedali (neanche tra le più performanti), nessuna modifica hardware era stata apportata
all’apparecchiatura (quindi anche l’appellativo di “Scatola Magica” era fuoriviante e ingannevole).
Bellomi ha parlato di un software di acquisizione che identifica dei cluster di cellule sospette. In
conclusione, al riguardo, non esisteva alcun dato ne’ teoria che Bellomi mi potesse inviare in modo che io
potessi approfondire l’argomento.
Gli ho chiesto se poteva stimare una riduzione della mortalità da cancro ottenibile con la “Scatola
Magica”, ma assolutamente non ne aveva la più pallida idea.
Il guaio è che nessun giornale e/o televisione che ha pubblicato questa notizia ha effettuato un minimo di
verifica sulla sua fondatezza scientifica, ne’ ha minimamente considerato la mia intervista al dott. Bellomi,
pubblicata sul web, che smentisce la notizia della scatola magica di Veronesi. (vedi una breve relazione
relativa all’intervista al dott. Bellomi al sito della Tabella Comparativa
http://www.crosettofoundation.org/table.php?lang=it ed effettua una ricerca sul nome di “Veronesi” o “scatola”,
clicca sui dettagli del progetto in prima colonna a sinistra)
Ritengo che il giornalista, pur non essendo tecnicamente competente, ha la responsabilità di
riportare affermazioni di parte e controparte basate su dati, fatti e/o ragionamenti
logici. Non divulgando posizioni contrapposte tradisce la propria etica professionale
E’ certamente comprensibile che il giornalista non sia competente nell’approfondire ogni dettaglio tecnicoscientifico,
ma, dal momento che la comunità finanzia attraverso le tasse fior di stipendi e programmi di
ricerca ad istituzioni quali il CERN (oltre 8 miliardi di euro per costruire una sola apparecchiatura, l’LHC
per lo studio delle particelle), il giornalista potrebbe richiedere ai massimi dirigenti di questi centri di
segnalare i piu’ prestigiosi esperti nel settore per intervistarli, riportando il loro nome e cognome e la loro
valutazione specifica a sostegno o a bocciatura delle argomentazioni di chi rivendica la scoperta di una
“Scatola Magica” che ha creato tante illusioni tra i pazienti nelle corsie degli ospedali (in entrambi i casi,
sia a sostegno che a bocciatura, tali valutazioni dovrebbero essere supportate non da un’opinione espressa
da un esperto ma da solide argomentazioni scientifiche).
E’ ovvio che non è compito del giornalista valutare una scoperta scientifica, ma con le sue domande rivolte
agli esperti, egli puo’ far emergere la verità scientifica stando ben attento a non riportare solo le opinioni di
uno e dell’altro, bensi’ argomentazioni scientifiche a supporto o a dimostrazione dell’infondatezza
scientifica della scoperta per dar modo a chi la rivendica di ribattere in termini scientifici.
Se si pagano questi scienziati, perché non utilizzare la loro competenza prima di divulgare notizie fasulle,
fino a creare inutili mercati che impoveriscono solo il cittadino?
Questa è responsabilità di un giornalista che dimostra serietà professionale.
17
Oppure mi spieghi Lei con parole semplici quali sono le responsabilità di un giornalista e mi
specifichi quali sono le violazioni della sua etica professionale
Lei potrà sicuramente precisare meglio di me (visto che è il Suo mestiere) qual è il ruolo, la responsabilità,
l’etica professionale propria del mestiere del giornalista.
Quanto io affermo nei paragrafi che seguono è dettato semplicemente dal buon senso e dalla mia limitata
esperienza di interazione con giornalisti.
Le posso citare la mia interazione con un giornalista del Dallas Morning News, che mi aveva intervistato
sulla mia tecnologia innovativa 3D-CBS. Prima di redarre il relativo articolo egli aveva contattato uno dei
massimi luminari nel settore, un professore dell’Università di Chicago, presentandogli il mio libro ed i
miei articoli, chiedendogli cosa ne pensasse e quale fosse la sua posizione in merito al ruolo della PET tra
gli strumenti di diagnostica medica. Mi aveva poi inviato i pensieri di questo luminare chiedendo i miei
commenti prima di pubblicare l’articolo in cui riportava sia i miei interventi che quelli del luminare di
Chicago, citando le fonti delle nostre pubblicazioni.
A me era sembrato un approccio molto professionale (anche se il giornalista puo’ sempre commettere
errori dovuti ad incomprensione di quanto dice uno e l’altro, puo’ citare frasi a sproposito per giungere a
conclusioni talvolta diverse dal vero messaggio espresso da uno e dell’altro).
Nel suo caso, Lei, non potendo giudicare se fosse meglio il mio pensiero (costruire apparecchiature più
precise per fornire degli strumenti utili al medico per formulare diagnosi attendibili e diagnosticare
precocemente attivita’ biochimiche anomale associate ad una data patologia) o quello di Bobbio e Israel
(non volere la diagnosi precoce, ammesso che Lei abbia citato a proposito il pensiero di Bobbio e Israel)
non avrebbe dimostrato maggior correttezza professionale presentando entrambe le posizioni, magari dopo
aver stabilito un confronto basato su argomentazioni scientifiche tra le due parti (come aveva fatto quel
giornalista di Dallas)?
Ripeto, senza voler insegnare a Lei il suo mestiere, mi dica in che cosa si discosta questa mia semplice
interpretazione del ruolo del giornalista dettata dal buon senso da quello che hanno insegnato a Lei che
sicuramente su questa questione avrà più esperienza di me.
Mi interesserebbe anche conoscere quali azioni rientrano tra le violazioni dell’etica professionale dei
giornalisti da segnalare all’Ordine dei Giornalisti.
Il giornalista ha la grande opportunità di contribuire a far emergere la verità scientifica
sollecitando il confronto, ponendo domande mirate che il lettore apprezzerà
La “verità scientifica” si puo’ far emergere ponendo semplicemente le domande giuste nelle sedi
appropriate.

.... etc.

in definitiva: Crosetto non è mai stato contattato, è stato pubblicato un articolo in cui si demoliscono "osservazioni scientifiche" documentate, non è mai stato citato pur utilizzando i dati da lui forniti ... e per far rettificare la cosa il tutto si è trasformato in una impresa contro i mulini a vento ...

Innumerevoli gli spunti su molteplici "questioni" legate al cancro che si possono trarre da questa corrispondenza tra Crosetto e la giornalista.


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